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Ucraina, Mario Draghi: «Il governo intende sostenere Kiev come il parlamento ci ha dato mandato di fare»

L’intervento del premier nell’aula del Senato: «Lavoriamo alla pace ma nei termini che vorrà il paese aggredito»

Il presidente del consiglio Mario Draghi fa poche mediazioni nel discorso al Senato di oggi pomeriggio tenuto in vista del Consiglio europeo del 23 giugno. Il documento che il Movimento cinque stelle ha chiesto a gran voce per vincolare il governo al controllo parlamentare, in particolare sulla guerra in Ucraina, non è ancora stato presentato, lo sarà solo dopo il discorso del premier. Ad assistere al discorso in aula c’è il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. Fin dall’inizio del suo intervento, il premier spiega che la posizione dell’Italia non cambia: «Ci avviciniamo al quarto mese dell’invasione dell’Ucraina, Mosca sta tentando di espandere il controllo sul territorio e rafforzare la propria posizione, il bilancio di caduti si aggrava». Parla dei bombardamenti in corso, del numero dei caduti ufficiale e di quello reale che probabilmente è enorme, dei crimini di guerra da perseguire. E a proposito dell’accoglienza ai profughi riceve il primo applauso: «Ringrazio le italiane e gli italiani per averli accolti», dice.


Draghi: «Lavoriamo alla pace ma nei termini che vorrà Kiev»

Proprio per la grave situazione in Ucraina, la posizione italiana non può essere modificata, soprattutto sui punti principali, fa capire il premier: «Il governo intende sostenere l’Ucraina come il parlamento ci ha dato mandato di fare. Siamo stati tra i primi a sostenere che l’Ucraina dovesse entrare nell’Unione europea anche se non tutti sono d’accordo». Questo non vuol dire che l’Italia non stia lavorando agli accordi di pace, anzi: «Lavoriamo alla pace ma nei termini che vorrà Kiev, ho avuto modo di dirlo anche a Putin. Solo una pace concordata e non subita può essere davvero duratura», aggiunge. «I canali del dialogo rimangono aperti, non smetteremo di sostenere la democrazia e cercare la pace».


Il gas e i prezzi voluti da Mosca

Il meccanismo delle sanzioni alla Russia non può essere rivisto, soprattutto perché sta funzionando, dice ancora Draghi: «Il 3 giugno è stato adottato il sesto pacchetto di sanzioni alla Russia. Le sanzioni funzionano. Il tempo sta rivelando che queste misure sono sempre più efficaci». Certo l’impegno per l’Italia c’è e pesa anche dal punto di vista economico, soprattutto se non si impone un tetto al prezzo del gas proveniente dalla Russia che «guadagna se il prezzo del gas aumenta». «Negli ultimi giorni la Russia ha ridotto le forniture di gas alla Ue e all’Italia, ma ci siamo mossi per trovare fonti alternative». Grazie a questo «potremo ridurre già dall’anno prossimo la dipendenza dal gas russo».

Su questo, come sull’apertura all’ingresso di Kiev e dei paesi balcanici nell’Ue, il governo ha seguito le indicazioni del Parlamento sottolinea Draghi. Che proprio su questo punto sceglie di chiudere il suo intervento: «Questo è il mandato che il governo ha ricevuto dal parlamento, cioè da voi. Questa è la guida per la nostra azione». Dopo l’intervento di Draghi, la presidente del Senato Elisabetta Casellati ha dato il via al dibattito parlamentare. Aggiungendo che c’è tempo per presentare le mozioni fino alla fine del dibattito in aula. I primi ad intervenire sono stati Pierferdinando Casini, a nome del gruppo delle Autonomie e Matteo Renzi.

Nel corso della replica Draghi ha detto di aver apprezzato che il Senato voglia proseguire sulla strada «segnata dal Dl 14/2022». Le decisioni prese in questo momento «sono decisioni anche morali, quindi è importante avere il sostegno del Senato. E’ molto importante per me, vi ringrazio».

Video Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

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