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Omicron 5, la nuova ondata: sintomi, cure e rischio reinfezione. «I positivi sono oltre 3 milioni»

La nuova variante “buca” i vaccini. Ed è diventata dominante in pochi giorni. Febbre, inappetenza, forte mal di gola ma per ora pochi ricoveri. E ci si negativizza dopo una settimana o poco più

Il Coronavirus è tornato a circolare in una nuova variante di preoccupazione. Omicron BA5 fino alla scorsa settimana era considerata come responsabile di un quarto dei casi di positività. Oggi potrebbe già aver superato il 50%. E, come ha spiegato il presidente dell’Aifa Giorgio Palù, è «molto diversa dalle precedenti, è più immunoevasiva e può sfuggire anche alla quarta dose». Da qui l’aumento dei contagi, con un trend di «forte crescita, nel quale da metà maggio l’indice di contagio Rt è aumentato da 0,78 a 1,3», come ha osservato il fisico Giorgio Sestili.


Omicron 5 è quindi in grado di bucare la protezione dei vaccini ed è più facile la reinfezione. La buona notizia è che i sintomi sono ancora lievi. Febbre, inappetenza, forte mal di gola ma per ora pochi ricoveri. E ci si negativizza dopo una settimana o poco più nella maggior parte dei casi. Ma mentre il dato ufficiale parla di 600 mila positivi, gli esperti avvertono che potrebbero essere molti di più.


Come si manifesta la malattia

I sintomi più comuni di Omicron BA5 sono la febbre e il mal di gola. L’alterazione però si ferma di solito a 38-39 gradi, non raggiungendo i picchi di Sars-CoV-2. Anche questa variante sembra preferire le vie respiratorie “alte” e non scende nei polmoni. Si registra anche una minore incidenza della perdita dell’olfatto e del gusto. Mentre la febbre, così come per l’influenza, si accompagna a dolori muscolari e alle articolazioni.

Le caratteristiche del mal di gola “da Covid” le descrive oggi Domenico Scopelliti, direttore di chirurgia maxillo-facciale dell’ospedale San Filippo Neri di Roma, al Corriere della Sera: «Si tratta di una faringodinia (condizione dolorosa) diffusa tra faringe e tonsille. Il mal di gola è persistente, a volte accompagnato dalla sensazione di un corpo estraneo e questo perché le pareti della faringe si ispessiscono. Il fastidio si avverte durante la deglutizione. Questo sintomo dura da tre giorni a due settimane e caratterizza anche il Long Covid così come la spossatezza».

Il quotidiano spiega che tra gli altri sintomi ci sono la debolezza generale e l’inappetenza. Secondo il professore il mal di gola va trattato «con sciacqui a base di colluttori anti infiammatori generici (usati in odontoiatria e otorino laringoiatria, contenenti anche un leggero anestetico)», che «migliorano il fastidio. In certi casi sono consigliate sedute di aerosol senza antibiotici (perché il Sars-CoV-2 è un virus, non un batterio). Preferire cibi freddi e non irritanti, agrumi compresi».

Un’altra buona notizia è che la variante non aggira i test del tampone, che la rilevano così come le altre variazioni del Coronavirus. Ma Omicron 5 può colpire anche chi è stato già contagiato da altre sottovarianti. Non c’è la cross protection e quindi anche chi si è ammalato da relativamente poco può tornare alla positività.

Come si cura

Per quanto riguarda le cure, Repubblica spiega che oggi ci sono molte più armi di un tempo per fronteggiare i casi complessi. Entro 5 giorni dal test positivo, e prima possibile, i soggetti a rischio come diabetici, cardiopatici o immunodepressi, devono fare un antivirale. Ma arrivare a questi farmaci è più semplice di qualche mese fa, visto che li possono prescrivere anche i medici di famiglia. La gran parte dei pazienti ha sintomi gestibili a casa.

«Il consiglio è di non prendere il cortisone — dice Mauro Pistello, vicepresidente della Società italiana di microbiologia —. Vanno bene antinfiammatori, tachipirina per i sintomi. Tra l’altro nel soggetto sano sembra che il virus venga eliminato prima». La stragrande maggioranza dei pazienti riesce a curare il virus a casa, senza finire ricoverato in ospedale.

E i vaccini continuano in qualche modo a proteggere, visto che secondo i medici chi è immunizzato non sviluppa sintomi importanti. Mentre chi è finito intubato aveva solo una dose di vaccino oppure nessuna. Il picco di questa ondata estiva di contagi da Covid 19, «con buona probabilità si registrerà nella seconda metà di luglio» secondo l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di igiene all’Università del Salento.

«Ma come al solito – ha detto ad AdnKronos – è molto difficile fare previsioni precise visto che non conosciamo fino in fondo il livello di contagiosità della sottovariante circolante nella popolazione italiana che, comunque, è ormai ampiamente immunizzata anche contro Omicron».

Tre milioni di positivi

L’aumento dei contagi è preoccupante. «Mentre in passato vedevamo gradi differenze territoriali, soprattutto all’inizio di nuove ondate, adesso sembra che tutta l’Italia sia investita in modo uniforme: tutte le regioni, tranne la Valle d’Aosta, hanno un tasso di crescita settimanale di oltre il 50%, in tutte l’incidenza è superiore a 200 casi ogni 100.000 abitanti e soltanto in tre regioni (Valle d’Aosta, Piemonte e provincia autonoma di Trento) è inferiore a 300. Vale a dire che il livello dell’incidenza molto alto ma anche molto uniforme», ha detto ieri Sestili all’Ansa.

In un colloquio con Elena Dusi per Repubblica oggi l’epidemiologo dell’Università di Milano Carlo La Vecchia traccia un quadro ancora più fosco: «Da noi molti evitano i test ufficiali per non doversi chiudere in casa. Il risultato è che i 30-35 mila casi giornalieri ufficiali sono sicuramente sopra 100 mila, in realtà. L’indice di positività è una spia eloquente. Al 19% possiamo considerarlo alto. Questo ci porta a stimare che i positivi in questo momento siano tra 2,5 e 3 milioni, mentre il dato ufficiale è sotto ai 600 mila». Sui sintomi, invece, «resta il rischio di trombosi, che si mantiene più elevato del normale per circa 70 giorni dopo il contagio».

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