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La chat di Ethan dei Maneskin nel processo per stupro al calciatore Portanova: «Ma il batterista è estraneo ai fatti»

La conversazione tra la presunta vittima e il batterista è stata fatta analizzare dai legali della difesa

Una chat smuove le acque in aula, nel corso dell’udienza preliminare a Siena per le indagini riguardo Manolo Portanova. Il centrocampista del Genoa è accusato con altri tre ragazzi (suo fratello, allora minorenne, suo cugino e un amico) per una presunta violenza sessuale di gruppo che sarebbe avvenuta alla fine del maggio 2021. A denunciare l’accaduto era stata una studentessa di Siena di 22 anni: proprio su di lei e sul suo profilo psicologico si stanno concentrando i legali degli imputati. L’avvocato Alessandro Betti, che difende il cugino di Portanova, ha infatti depositato davanti al giudice per l’udienza preliminare di Siena (che dovrà decidere se mandare o meno a processo il calciatore del Genoa e gli altri), la relazione di una psicologa forense.


Insinuazioni respinte dall’avvocato della giovane senese

L’esperta avrebbe studiato le conversazioni intercorse su WhatsApp tra la ragazza e un suo ex fidanzato, anch’esso noto. Ovvero il batterista dei Maneskin Ethan Torchio. Nonostante il musicista sia del tutto estraneo alla vicenda, i messaggi scambiati con la giovane offrirebbero dettagli giudicati rilevanti dagli avvocati della difesa. «Al termine dell’attento studio del materiale messo a disposizione è possibile concludere che l’evento è inserito in una certa dinamica… Non emergono elementi che permettano di dire che la persona offesa abbia espresso il suo dissenso agli imputati in maniera chiara e inequivocabile», ha concluso l’esperta.


Dura e immediata la reazione del legale che difende la ragazza, Jacopo Meini. Che ha protestato denunciando come la conversazione analizzata sarebbe parziale: «Dalla versione intera si capisce bene che la mia assistita è contraria al sesso di gruppo. Lo scrive chiaro: non mi interessa proprio». Si scontrano dunque le due versioni di accusa e difesa. La prima, che sostiene come si sia trattato di violenza sessuale di gruppo, la seconda che prova a dimostrare che il rapporto è stato consenziente.

La ragazza aveva raccontato: «Ho visto i miei violentatori scattare foto e video. Me li sono trovati davanti, in tre. Ho tentato di fermarli, ho cercato di fuggire ma mi hanno immobilizzata e hanno continuato a scattare foto. Vedevo i flash dei telefonini». Per questo i tre avrebbero agito con una «definitiva insensibilità verso la ragazza». Dimostrata dalla «gratuità degli atti di violenza sessuale e l’animalesco bagaglio di strumenti a disposizione».

La versione dell’accusa e la risposta della difesa

L’atto d’accusa parla di «violenze sessuali, percosse sputi, insulti, accanimento sul suo corpo concepito come un oggetto». Come riporta il Corriere della Sera, i ragazzi la trattenevano «e ne abusavano in due o tre per volta». Ma per la difesa, «ci sono cose che non tornano nelle dichiarazioni della ragazza». Fra le carte depositate anche un diario dove la giovane avrebbe documentato la sua sofferenza. E la testimonianza della sua amica del cuore, che ha raccontato come la sera della presunta violenza aveva visto la sua amica stravolta e preoccupata. Il giudice di Siena ha deciso di rinviare tutto al 5 luglio, per dare il tempo ai difensori degli imputati di analizzare i documenti depositati.

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