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Verso i ballottagi: cosa sapere sul voto del 26 giugno. Le sfide di Verona, Lucca e Catanzaro

Il 26 giugno andranno al voto 13 capoluoghi di provincia

Ultima tornata elettorale dell’estate. Domenica 26 giugno alle 7.00 si apriranno le urne per i ballottaggi delle elezioni amministrative. Il primo turno si è svolto il 12 giugno e già qui gli elettori avevano scelto il loro sindaco in grandi città come Genova, Palermo e L’Aquila dove hanno vinto nell’ordine Marco Bucci, Roberto Lagalla e Pierluigi Biondi. Tra i comuni che votano domenica ci sono 13 capoluoghi di provincia: Lucca, Parma, Piacenza, Viterbo, Frosinone, Alessandria, Cuneo, Monza, Como, Gorizia, Barletta, Catanzaro e Verona. I cittadini avranno tempo fino alle 23 per scegliere il loro nuovo sindaco.


Il ballottaggio a Verona

Fra le città più grosse che vanno al voto c’è Verona, capoluogo di provincia da oltre 257 mila abitanti. Nella città che da 15 anni è il fortino centrodestra l’ex calciatore Damiano Tommasi ha una possibilità di centrare un risultato storico. Tommasi corre per una coalizione del centrosinistra capitanata dal Pd. Al primo turno è stato il candidato più votato con il 39,8 per cento. Un risultato causato anche dalla scelta del centrodestra di presentarsi diviso. Lega e Fratelli d’Italia hanno scelto di sostenere il sindaco uscente Federico Sboarina che è arrivato al 32,7 per cento dei voti.


Flavio Tosi, anche lui ex sindaco della città, ha raggiunto solo il 24 per cento dei voti con il sostegno di Forza Italia e altre otto liste. Un risultato che non gli ha permesso di arrivare al ballottaggio. Un apparentamento delle due coalizioni di centrodestra, almeno sulla carta, garantirebbe un vantaggio netto per Federico Sboarina. Allo stesso tempo, riporta l’agenzia stampa Ansa, secondo le regole dell’apparentamento Tosi avrebbe 9 dei 22 consiglieri comunali che spettano al vincitore. Una quota che per Sboarina sarebbe impegnativa da gestire.

Chi è Damiano Tommasi, il calciatore «anima candida»

Mentre Sboarina e Tosi sono già stati protagonisti della vita politica di Verona, Tommasi è l’outsider di queste elezioni. Classe 1974, ex calciatore della Roma e della Nazionale, già in carriera si era distinto per portare in campo anche temi politici. Ex presidente dell’Associazione calciatori (sindacato di categoria), Tommasi si porta dietro dalla carriera sportiva i soprannomi di «chierichetto» e «anima candida». Per lui nessun manifesto e nessun incontro di piazza. Il candidato ha puntato tutto su un’altra strategia: «Preferisco parlare col maggior numero di persone possibile».

L’intervento del vescovo: «Non votate chi sostiene l’ideologia gender»

Da segnalare in tutto questo l’entrata a gamba tesa del vescovo di Verona Giuseppe Zenti che ha diffuso una lettera a tutti i sacerdoti della zona con un indirizzo di voto abbastanza chiaro: «Concretamente, nelle varie tornate elettorali, di qualsiasi genere, è nostro dovere far coscienza a noi stessi e ai fedeli di individuare quali sensibilità e attenzioni sono riservate alla famiglia voluta di Dio e non alternata dall’ideologia del gender; al tema dell’aborto e dell’eutanasia; alla disoccupazione, alle povertà, alle disabilità, all’accoglienza dello straniero; ai giovani; alla scuola cattolica, a cominciare dalle materne».

Gli altri ballottaggi da guardare: Catanzaro e Lucca

A Catanzaro la sfida tra i candidati ha toni accademici. Alle urne si incontreranno Valerio Donato, docente di Diritto Privato all’università Magna Graecia di Catanzaro e Nicola Fiorita, docente di diritto canonico e Diritto ecclesiastico all’Università della Calabria. Donato è sostenuto dal centrodestra mentre Fiorita dal centrosinistra. Anche qui il centrodestra è diviso ma in compenso il centrosinistra è parecchio unito, visto che Fiorita è sostenuto da una coalizione larga che include Pd e Movimento 5 Stelle. Donato si presenta come favorito: al primo turno ha raggiunto il 44 per cento contro il 31 per cento del rivale.

A Lucca lo scontro è tra Mario Pardini per il centrodestra e Francesco Raspini per il centrosinistra. Al primo turno il risultato migliore è stato ottenuto da Raspini, con il 43 per cento delle preferenze mentre Pardini si è fermato al 34 per cento. Osservato speciale è Casapound: al primo turno sosteneva Fabio Barsanti che ha portato a casa oltre il 9 per cento dei voti. I militanti del movimento neofascista hanno già annunciato che sosterranno Pardini.

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