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Chi sono le vittime e i dispersi della strage della Marmolada: «Ogni giorno troviamo pezzi di persone»

Tre dei sette morti hanno un nome. Per gli altri sarà necessario l’esame del Dna per l’identificazione. Tredici i dispersi. Il rischio che i corpi restino tra i ghiacci

Filippo Bari, Tommaso Carollo e Paolo Dani sono tre delle sette vittime accertate della tragedia della Marmolada. Tredici i dispersi, tra cui dieci italiani e tre di nazionalità ceca. Tra questi si conoscono i nomi di Davide Miotti, Erica Campagnaro, Niccolò Zavatta, Liliana Bertoldi, Davide Carnielli. Un escursionista austriaco che figurava nella lista dei dispersi è invece incolume. Contattato dalle autorità consolari, ha dato sue notizie. Le autorità stanno ancora accertando la proprietà di quattro delle 16 auto parcheggiate nei pressi dei sentieri che portano al ghiacciaio con targhe straniere: una tedesca, due ceche e una ungherese. Secondo le autorità sarà difficile trovarli ancora vivi. «Ogni giorno troviamo qualcosa ma non troviamo persone intere, troviamo pezzi di persone», ha raccontato uno dei soccorritori.


Filippo Bari e Tommaso Carollo

Filippo Bari è il 28enne che aveva pubblicato sui social network e inviato al fratello un selfie dalla Marmolada qualche tempo prima del crollo del seracco che ha causato il distacco e la strage. Viveva a Malo (Vicenza), e lavorava in un negozio di ferramenta di Isola Vicentina. «La Marmolada – ha spiegato il fratello, Andrea, arrivando a Canazei assieme ai genitori – doveva essere un’uscita preparatoria in vista della cordata del Cai sul Monte Rosa, prevista per la prossima settimana». Filippo era un grande amante della montagna: aveva fatto già diverse uscite ad alta quota, sempre accompagnato da persone esperte e con tutta l’attrezzatura necessaria. Lascia la compagna ed un figlio di 4 anni. A diffondere per primo il selfie del giovane vicentino è stato in mattinata il sindaco di Isola Vicentina, Filippo Gonzo.


Ha aggiunto poche righe: «Filippo è scivolato via, la grande Marmolada se l’è voluto tenere con sé». Il manager Tommaso Carollo era invece originario di Thiene. Il padre Ivano è di Zanè e collabora con il comune. Il sindaco Roberto Berti ha espresso ieri il suo cordoglio: «A nome mio personale, dell’amministrazione comunale e di tutta la comunità, desidero porgere le più sentite condoglianze ai famigliari di Tommaso Carollo, deceduto a causa del crollo di un seracco sulla Marmolada. In particolare, ci uniamo al dolore del papà Ivano Carollo, residente zanadiense e professionista con il quale il nostro Comune ha collaborato e collabora tuttora».

La guida alpina Paolo Dani

Paolo Dani, 52 anni, era invece una guida alpina di Valdagno. Il Corriere della Sera racconta oggi che nel momento in cui il costone si è staccato domenica dopo le 13,30 lui era a capo di una delle due cordate dirette verso Punta Penia. Spesso Dani accompagnava gli escursionisti per la «via normale». Aveva una moglie e una figlia di 14 anni. Dal 2012 al 2020 è stato a capo del Soccorso di Valdagno, ed era tecnico di elisoccorso nella base di Verona dal 2003, istruttore regionale dal 2006. «Sulla Marmolada ha perso la vita anche il nostro Paolo Dani – scrivono dal soccorso alpino con cui ha lavorato molti anni -. È tanto dura realizzare che non ci vedremo più».

Una sua amica, Maria Elena, ha scritto per lui un messaggio via social network: «Scusa se non ti ho risposto Paolo, ma tra il bimbo e il solito tram tram quotidiano… sai com’è. Mi dispiace, avrei potuto scriverti di non andare, di rimandare la salita, proprio tu che due giorni fa ricordavi di essere cauti sui ghiacciai, proprio tu che vivevi la montagna con prudenza, con moderazione, tu che mi hai insegnato tanto».

I dispersi: Davide Miotti ed Erica Campagnaro

Nella lista dei dispersi ci sono Davide Miotti ed Erica Campagnaro. Marito e moglie, i due, trasferitisi a Tezze, sono nati e cresciuti a Cittadella del padovano. La coppia ha due figli, un ragazzo di 15 anni e una ragazza più grande, di 25. «Ricordo Davide come un ragazzo in gamba, un esperto di alpinismo, aveva fatto della sua passione un lavoro, con lui la moglie Erica Campagnaro, una coppia unita, siamo davvero addolorati per questa tragedia», dice il sindaco di Cittadella Luca Pierobon, amico d’infanzia di Davide ed Erica.

«Erano nati e cresciuti a Cittadella, – aggiunge il sindaco – siamo quasi coetanei e abbiamo passato molte serate insieme da ragazzi. Più di 20 anni fa avevano aperto questo negozio super-specializzato per arrampicate ed escursioni in montagna. Si erano per quello trasferiti a Tezze, ma le loro origini sono qui. Siamo davvero addolorati per la famiglia».

Niccolò Zavatta, Liliana Bertoldi, Davide Carnielli

Niccolò Zavatta, 22 anni, di Ponte di Mossano, figura tra i dispersi. Era sulla Marmolada insieme a Riccardo Franchin, 27 anni, di Ponte di Barbarano, rimasto solo miracolosamente ferito e ricoverato in condizioni non preoccupanti all’ospedale Santa Chiara di Trento. All’appello mancano anche due trentini: Liliana Bertoldi, residente a Levico Terme e Davide Carnielli di Fornace. Luigi Felicetti giuda alpina di Campitello di Fassa, ha raccontato all’agenzia di stampa Agi la sua angoscia durante le ricerche: «Ogni giorno troviamo qualcosa ma non troviamo persone intere, troviamo pezzi di persone». E ancora «Mercoledì o giovedì entreremo anche nei crepacci, per noi non sarà difficile, sarà un gioco. Ricorderò per sempre tutto come un’immagine terrificante».

Il rischio che i corpi restino tra i ghiacci

Nel 1916  una slavina staccatasi da Punta Penia causò la morte sul colpo di 272 soldati austriaci che si trovavano nel baraccamento nella conca del Gran Poz. Il numero totale delle vittime restò ignoto a causa del segreto militare. A perire i soldati della 90ma Divisione di Fanteria dell’esercito austro-ungarico. Quei corpi, racconta oggi il Corriere della Sera, furono restituiti soltanto dopo decenni. Gli ultimi resti di un militare sono riemersi addirittura nel 2009. Per questo tra i soccorritori serpeggia oggi una paura: «Lassù è crollata una mezza montagna di ghiaccio e roccia, quando li troveranno? Magari serviranno anni».

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