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Paul Haggis e l’accusa di stupro: «Ho commesso due errori ma forse c’è un complotto contro di me»

Il regista parla della testimonianza e di Scientology

Dal 4 luglio scorso Paul Haggis è tornato in libertà. Il giudice delle indagini preliminari di Brindisi Wilma Galli, che aveva ordinato il suo arresto, ha deciso per la scarcerazione dopo il confronto con la donna che lo accusava. «Assenza di violenza e costrizione», ha scritto nell’ordinanza. E lui oggi parla con Repubblica della vicenda e di quelli che definisce “errori“: «Il primo è stato permettere a qualcuno che conoscevo appena di venire a trovarmi. È stata una stupidaggine. Il secondo errore è avvenuto l’ultima mattina, quando è accaduta una cosa che ho trovato particolarmente spiacevole e ho deciso di troncare questa situazione. Ho portato quella donna all’aeroporto alcune ore prima del suo volo. Ma, sì, sono arrabbiato con me stesso per questi errori. Però non riesco ancora a capire cosa abbia portato a queste accuse false contro di me».


Il rapporto con Scientology

Mentre l’indagine è ancora agli inizi e l’accusa ha fatto appello contro la scarcerazione, Haggis adombra l’idea di un complotto contro di lui: «Non capisco perché lei non si sia presentata a me con il suo vero nome. E durante il suo interrogatorio mi è sembrata molto preparata, come se avesse fatto le prove. Tutt’altro che fragile o soggiogata, come ha affermato». Aggiunge che negli Stati Uniti gli sono stati chiesti 9 milioni di dollari in cambio del silenzio su un rapporto consensuale di una notte avvenuto cinque anni prima.


E ricorda il suo rapporto difficile con Scientology: «Lentamente sono arrivato a capire che era, in effetti, profondamente corrotta. Forse avrei dovuto capirlo molto prima, ma di certo non potevo più difenderla né farne parte». E alla domanda se la chiesa possa aver avuto un ruolo in quanto accaduto risponde così: «Non ho prove, ma da quello che ho imparato da Scientology, so che sono capaci di qualsiasi cosa. Se parli contro di loro, useranno qualsiasi mezzo per distruggere la tua reputazione, la tua carriera e la tua famiglia».

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