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Taiwan, caccia e navi da guerra cinesi hanno superato la linea mediana dello Stretto: «Manovre altamente provocatorie»

Già da ieri, sono iniziati i lanci di missili balistici. Gli Stati Uniti hanno convocato l’ambasciatore di Pechino per discutere della crisi

Caccia e navi da guerra cinesi hanno attraversato la linea informale che divide lo Stretto di Taiwan. A comunicarlo è il ministero della Difesa di Taipei nell’ultimo aggiornamento che risale alle 17 locali, ovvero le 11 italiane. «Condanniamo le forze armate comuniste per aver deliberatamente attraversato la linea mediana dello Stretto e operato nel mare e nello spazio aereo intorno a Taiwan», scrivono dal ministero. Il conteggio alla seconda giornata di maxi-esercitazioni militari volute da Pechino in risposta alla visita della speaker Usa Nancy Pelosi all’isola è salito a 13 navi e 68 caccia, 49 solo oggi. Manovre considerate dalle autorità di Taipei come «altamente provocatorie». Il Washington Post fa sapere che gli Stati Uniti avrebbero convocato l’ambasciatore cinese Qin Gang alla Casa Biancia per discutere della crisi nell’Asia orientale.


Il messaggio della presidente

Anche la stessa presidente di Taiwan Tsai Ing-Wen ha definito «irresponsabile» il lancio di missili da parte della Cina vicino alle trafficate rotte internazionali di volo e marittime intorno all’isola. In un messaggio di 4 minuti postato nella tarda serata del 4 agosto sul sito dell’Ufficio presidenziale Tsai ha invitato Pechino ad agire con maggiore autocontrollo. Taiwan non alimenterà le tensioni, ma difenderà la sua sovranità: «Ci sforziamo di mantenere lo status quo attraverso lo Stretto con una mente sempre aperta per dialoghi costruttivi», ha aggiunto Tsai. L’esercito cinese ha lanciato ieri 11 missili balistici finiti nelle acque al largo delle parti nord-orientali e sud-occidentali di Taiwan. Alcuni hanno sorvolato l’isola prima di cadere nella zona economica esclusiva del Giappone. Tsai ha esortato la comunità internazionale a sostenere la democrazia di Taiwan e ad opporsi «all’azione militare unilaterale e irrazionale della Cina», aggiungendo che Taipei cerca di lavorare con i Paesi dell’area e i partner democratici di tutto il mondo per mantenere la pace nella regione Indo-Pacifica.


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