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Dalla Svizzera all’Italia, come stanno i ghiacciai alpini

Gli alpinisti continuano a trovare ossa umane e relitti a lungo coperti dal ghiaccio, il Comitato Glaciologico Italiano lancia l’allarme. E gli attivisti si mobilitano

«Sono oltre 200 i ghiacciai alpini scomparsi da fine Ottocento». È l’ultima denuncia di Legambiente su come la situazione sulle alpi stia peggiorando «a ritmo inimmaginabile». Detriti e rocce sono tutto quello che rischia di restare. Una previsione già anticipata dai fatti della Marmolada, protagonista della caduta dell’enorme massa di ghiaccio che ha provocato una valanga e la morte di 11 persone. Un evento che ha fatto luce su quanto già stava accadendo da tempo: i ghiacciai si stanno ritirando da decenni e sempre più velocemente a causa del cambiamento climatico. E l’area alpina è tra le più colpite dall’aumento delle temperature. Le ripercussioni potrebbero ancora essere limitate. Gli esperti, da anni, affermano la necessità di ridurre le emissioni per poter provare a intervenire sui nostri ghiacciai.


Svizzera, emergono ossa e relitti

Due alpinisti francesi si sono trovati di fronte a ossa umane mentre scalavano il ghiacciaio Chessjen nel cantone del Vallese (a sud della Svizzera). A dare la notizia è il Guardian. Non è la prima scoperta di questo tipo che capita nell’ultimo periodo. Una settimana fa circa, è stato trovato un altro corpo sul ghiacciaio Stockji, a nord-ovest del Cervino. La polizia del posto ha fatto sapere che sono in corso le analisi del Dna. Non solo scheletri umani. A inizio agosto una guida alpina si è trovata di fronte al relitto di un aereo scomparso da oltre 50 anni. Precipitò nel 1968 sul ghiacciaio dell’Aletsch, vicino alle cime della Jungfrau e del Mönch. Secondo i dati della polizia, nella regione alpina sono circa 300 i casi si persone scomparse dal 1925, incluso il milionario della catena di supermercati tedeschi Karl-Erivan Haub, scomparso nella regione di Zermatt ad aprile 2018.


«Un SOS forte e chiaro»

Legambiente ha organizzato la terza edizione di Carovana dei Ghiacciai. Un monitoraggio itinerante, appoggiato anche al Comitato Glaciologico Italiano, che si pone l’obiettivo di verificare «la drammatica regressione dei ghiacciai a causa della crisi climatica». Saranno 5 tappe, dal 17 al 3 settembre, che percorreranno l’arco alpino: dai ghiacciai Miage e Pré de Bar a quelli del Monte Rosa, dal ghiacciaio dei Forni e di Montasio fino a quello della Marmolada. «Vogliamo tornare a fornire dati ed elementi concreti per chiedere al governo italiano di spingere l’acceleratore per arrivare a emissioni di gas a effetto serra nette pari a zero nel 2040, in coerenza con l’Accordo di Parigi (Cop21), e di dotarsi di un piano di adattamento al clima per tutelare i territori e le comunità», spiega il direttore di Legambiente, Giorgio Zampetti. «A partire dalle aree più colpite, come le Alpi». E conclude: «Non c’è più tempo per le nostre montagne, che ci lanciano un SOS forte e chiaro». Dal Comitato Glaciologico Italiano arrivano ulteriori conferme. «I dati scientifici indicano che il riscaldamento climatico sta producendo effetti ambientali sempre più rapidi ed evidenti nelle Alpi», spiega il vicepresidente Marco Giardino.

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