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Il caso Frattamaggiore, la replica di Azione e la sentenza del Consiglio di Stato

La replica del partito di Carlo Calenda alle polemiche sul candidato Pasquale Del Prete e cosa hanno detto i giudici amministrativi

Si è accesa la polemica sul candidato di Azione in Campania, Pasquale Del Prete, ex assessore di Frattamaggiore, il cui nome è finito su diverse testate (inclusa Open) perché in rete ha ripreso a circolare un video del 2020 in cui lui, difendendo il mai indagato ex sindaco del comune sciolto per infiltrazione mafiosa nel 2001, urla «fiero di essere camorrista insieme ad Enzo Del Prete, io sono camorrista come Enzo Del Prete». L’ufficio stampa di Azione ha inviato a Open una rettifica che pubblichiamo integralmente:


Pasquale Del Prete si impegna da quasi 30 anni per il suo territorio.
In queste ore è stato ripreso e rilanciato estrapolandolo da qualsiasi contesto uno stralcio di un video del suo comizio conclusivo delle elezioni amministrative 2020 in cui dichiarava se “io sono un camorrista sono fiero di essere un camorrista”. È del tutto evidente che non si stava certo vantando di essere un malavitoso. Si trattava, al contrario, di una risposta provocatoria alle accuse dei suoi avversari politici i quali, anziché soffermarsi sui programmi, contestavano, dopo circa 20 anni, l’episodio dello scioglimento dell’amministrazione comunale avvenuta nel 2001, che aveva coinvolto Enzo Del Prete, all’epoca Sindaco, e di riflesso lui in quanto giovane assessore. Una vicenda finita del nulla, visto che dopo più di un ventennio, Pasquale Del Prete (consigliere comunale) e lo stesso Enzo Del Prete (che tra le altre è cose è padre dell’attuale sindaco di Frattamaggiore) non sono stati oggetti d’indagini o destinatari di provvedimenti giudiziari e hanno proseguito il loro impegno politico. L’episodio in se è dunque così riassumibile: Pasquale Del Prete che provocatoriamente e con enfasi sottolineava che se Enzo Del Prete era un camorrista, era ‘fiero’ di esserlo come lui, perché in tal caso significava che la camorra non esisteva affatto. Si tratta dunque di una polemica priva di qualsiasi fondamento e chiediamo pertanto di pubblicare questa lettera a fini di rettifica”.


Sebbene negli archivi giornalistici non risulti che Enzo Del Prete sia stato mai indagato in relazione allo scioglimento del comune che guidava, la decisione del ministero dell’Interno è stata confermata sia dal Tar sia dal Consiglio di stato. E la sentenza di secondo grado, tra l’altro, reperibile su internet specifica che i risultati della commissione d’accesso (cioè l’organo inviato dal ministero per valutare lo scioglimento di un comune in cui si sospetta l’infiltrazione mafiosa) hanno evidenziato come l’«azione amministrativa del Comune di Frattamaggiore è stata ripetutamente deviata dal rapporto o dall’ingerenza di soggetti apparentemente legati alla camorra per vincoli di parentela, affari o di diversa solidarietà». E, come elementi che hanno portato allo scioglimento cita due episodi che, sebbene non abbiano avuto conseguenze penali, secondo la commissione dimostrano che «il collegamento con le associazioni criminali appariva chiaro e poteva determinare un forte condizionamento dell’azione amministrativa del Comune».

Nello specifico, uno dei due episodi riguarda persone molto vicine all’allora primo cittadino. Si tratta dell’incontro «tra un esponente camorrista ed un intermediario del Sindaco, Rocco Del Prete direttore amministrativo di una Società la cui titolare era la moglie del Sindaco Vincenzo Del Prete, prima delle elezioni per concordare un sostegno elettorale», che non avrebbe prodotto indagini penali almeno note alla stampa. L’episodio raccontato dall’esponente della malavita nel corso di un interrogatorio «non è stata nei fatti scalfito dalle argomentazioni delle difese degli appellanti», scrive il giudice. Che prosegue: «Né ha alcun rilievo che l’intesa abbia prodotto o no risultati elettorali positivi importa, invece, che il collegamento con le associazioni criminali appariva chiaro e poteva determinare un forte condizionamento dell’azione amministrativa del Comune».

Sebbene non ci siano state conseguenze penali e l’intento di Pasquale Del Prete possa essere stato retorico, come Open aveva specificato nel primo articolo, la frase «sono orgoglioso di essere camorrista» in questo contesto risulta almeno inopportuna.

Foto in evidenza: Manifesti affissi a Frattamaggiore dopo le sparatorie in alcune pizzerie, marzo 2022

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