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La storia di Alice: la neonata abbandonata davanti all’ospedale di Monza e la madre che rischia 5 anni di carcere

L’ostetrica che l’ha trovata: «L’abbiamo chiamata come me. Spero possa conservare il nome»

È stata ritrovata da un’ostetrica la neonata abbandonata davanti al pronto soccorso pediatrico dell’ospedale San Gerardo di Monza. La donna ha sentito i vagiti della bambina mentre arrivava per iniziare il suo turno. La madre biologica rischia 5 anni di carcere. L’ostetrica ha detto a Il Giorno che è successo tutto alle 5,30 del mattino: «Nel silenzio ho sentito il pianto di una neonata arrivare dal parcheggio, sono corsa lì, seguendo quel vagito, e sulla prima macchina parcheggiata ho trovato la piccola avvolta nella copertina dentro la scatola, appoggiata sul cofano. L’ho presa in braccio e sono tornata dentro per le prime cure. Ieri sera l’abbiamo chiamata Alice, come me. Spero possa conservare il nome».


Le telefonate

La donna ha telefonato al 112 e al suo reparto. La neonata è stata visitata e in seguito sono partite le indagini. «Da padre ho provato una grande emozione e, con i miei colleghi, ho gioito perché la bimba stava bene», ha detto all’agenzia di stampa Ansa uno degli agenti della Questura di Monza e Brianza intervenuti nel parcheggio. «Quando siamo arrivati – aggiunge – abbiamo raccolto la testimonianza commossa della professionista che l’ha trovata e soccorsa e abbiamo avviato le indagini per identificare la madre. Abbiamo preso contatti con il medico di turno, perché preoccupati per la salute della neonata, ma per fortuna era tutto a posto».


La bambina, che sembra avere tratti ispanici, era in buone condizioni di salute. Alcune indicazioni per l’identificazione della donna potrebbero arrivare dalle immagini delle telecamere di sicurezza della zona e dal racconto di eventuali testimoni. La donna rischia fino a cinque anni di carcere per abbandono di minore. Anche se, lasciandola davanti all’ingresso di un pronto soccorso pediatrico, si è assicurata che la figlia – con il cordone ombelicale medicato e il pannolino addosso – ricevesse le cure idonee. All’ospedale sono arrivate alcune telefonate da famiglie che si dicono pronte ad adottarla.

Come funziona la procedura per l’adozione

L’edizione milanese di Repubblica fa sapere che la piccola è stata affidata ai servizi sociali e si trova nella fondazione “Monza e Brianza il bambino e la sua mamma”. Dal punto di vista legale, come spiega al quotidiano l’avvocata Sara Carsaniga, esperta di diritto di famiglia, per arrivare all’adozione bisognerà certificare lo stato di abbandono. «Bisogna capire chi è la madre, se ha dei parenti fino al quarto grado oltre ai genitori. E solo se non si risale a nulla il Tribunale dei minori aprirà la procedura di adottabilità. Ci vorrà tempo, e nel frattempo la piccola sarà collocata in una casa famiglia o da una famiglia collocataria».

La madre, nel frattempo, potrebbe ripensarci. «È bene ricordare che chiunque partorisca in ospedale ha dieci giorni di tempo per poter riconoscere il proprio figlio, senza incappare in un reato – aggiunge l’avvocato -. La madre se viene identificata ha diritto sempre ad avere la notifica dell’adottabilità». Quando sarà certificata, il tribunale dei minori sceglierà la famiglia per il preaffido di circa un anno. Esiste una lista di candidati per poter adottare. «I requisiti generali sono che i due richiedenti devono essere sposati da minimo 3 anni (inclusa la convivenza se certificata), devono risiedere in Italia e aprire la procedura in cui i servizi sociali attestano le loro capacità, il loro livello economico, la loro affidabilità. E ci sono dei limiti di legge sulla soglia minima e massima di differenza di età tra l’adottato e i potenziali nuovi genitori».

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