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Argentina, chi è il 35enne brasiliano che ha tentato di uccidere Cristina Kirchner: i tatuaggi nazisti, i culti pagani e i precedenti penali

Fernando André Sabag Montiel vive in Argentina dal 1998. Lo scorso anno era stato arrestato per il possesso di un coltello da 35 cm. Sui suoi social emerge l’interesse per i gruppi radicalizzati e i culti neopagani

Trentacinque anni, brasiliano, con precedenti per porto abusivo di armi bianche e un interesse per il neonazismo e i culti pagani. È questo il profilo di Fernando André Sabag Montiel, l’uomo che nella serata di ieri, 1 settembre, ha tentato di assassinare la vicepresidente argentina Cristina Fernández de Kirchner a Buenos Aires, per poi essere bloccato dalla sicurezza della vicepresidente e arrestato dalla polizia. Secondo i dati a disposizione degli inquirenti, Sabag Montiel, classe 1987, vive stabilmente in Argentina dal 1998. Il 17 marzo 2021 era stato arrestato a Buenos Aires, mentre si trovava all’interno della sua auto priva di targa posteriore, per il possesso di un coltello lungo 35 centimetri. In quell’occasione aveva riferito di lavorare per una compagnia telefonica e si era difeso dicendo che la sua vettura era sprovvista di targa a causa di un incidente avvenuto pochi giorni prima. In Brasile, invece, non avrebbe precedenti penali né penderebbe su di lui alcuna richiesta di cattura attiva. Per quanto riguarda la sua attuale professione, secondo i registri commerciali il 35enne sarebbe un autista che si occupa anche di delivery per varie app.


La sua attività sui social

Ma è dai suoi profili social che emerge la sua personalità, e il collegamento con il mondo della radicalizzazione. Sui suoi account, cancellati questa mattina ma analizzati dai media argentini, si presenta come Fernando “Salim” Montiel. Il suo profilo Instagram, dove si definisce “cristiano”, è pieno da immagini che lo ritraggono da solo: davanti allo specchio, in palestra, a sfoggiare i suoi tatuaggi. Sul gomito sinistro porta uno schwarze sonne, il sole nero simbolo esoterico che i nazisti usavano come amuleto della forza della razza ariana e ripreso oggi da diversi movimenti neonazisti. Altri tatuaggi, riferisce il quotidiano Clarin, sono l’Irminsul, il simbolo nordico dell’albero del mondo, e il Mjölnir, il martello del dio Thor.


In un post, poi, lo stesso Sabag Montiel dice di essersi tatuato anche una svastica. Tra le pagine che l’attentatore segue sui social molti profili di culti pagani, di gruppi radicalizzati e massonici. Tra i suoi “mi piace”, riporta il sito La Nación, Comunismo satanico, Scienze occulte ermetiche e alcune pagine che alludono alla credenza Wicca, una religione neopagana. Montiel, per puro caso, è apparso due volte su CrónicaTV: in un’intervista per strada metteva in discussione i piani sociali del governo, chiamando in causa anche l’esperienza della sua ragazza, ripresa mentre preparava zucchero filato in strada con il suo carretto. In un’altra intervista aveva chiarito che non gli piacevano «né Milei (il deputato leader del movimento di ultraldestra, ndr) né Kirchner».

L’attentato fallito

Il tentativo di omicidio è stato immortalato dalle telecamere di diversi canali televisivi. De Kirchner era appena scesa dall’auto che l’aveva accompagnata a casa, nel quartiere Recoleta di Buenos Aires, e stava salutando i suoi sostenitori. Quando Sabag Montiel è sbucato fuori dal nulla e le ha puntato la pistola alla testa, a pochi centimetri dalla tempia. Lei si è abbassata e coperta il volto per proteggersi dal colpo, che però non è partito. Secondo una perizia preliminare, l’attentatore avrebbe premuto il grilletto, ma la Bersa calibro 40, che come ha riferito in un discorso alla nazione il presidente Alberto Fernández conteneva cinque proiettili, si sarebbe inceppata perché il caricatore era in cattivo stato. Non facendo il movimento all’indietro, il proiettile non sarebbe entrato nel carrello e quindi poi non sarebbe uscito.

De Kirchner stava tornando a casa dal tribunale, dove sta affrontando un processo per corruzione nel quale rischia una condanna fino a 12 anni di carcere e il divieto di ricoprire cariche pubbliche a tempo indeterminato. La vicepresidente è accusata di aver abusato della sua autorità per assegnare appalti pubblici al costruttore Lazaro Antonio Baez durante i suoi due mandati presidenziali, dal 2007 al 2015. Essendo la presidente del Senato, de Kirchner gode dell’immunità parlamentare e non potrà essere incarcerata a meno che la sua condanna non venga ratificata dalla Corte Suprema del Paese o perda il suo seggio alle prossime elezioni, previste per la fine del 2023.

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