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Crisi climatica, negli Usa è boom di corsi di sopravvivenza: «Vogliamo farci trovare pronti»

La minaccia del riscaldamento globale ha spinto sempre più persone a partecipare a iniziative nella natura

La lotta al cambiamento climatico è una corsa contro il tempo. E, nel caso l’umanità non dovesse farcela a ridurre il proprio impatto sul pianeta, c’è chi già si sta preparando al peggio. Negli Stati Uniti, sono sempre di più gli americani che decidono di iscriversi a veri e propri corsi di sopravvivenza, nella speranza di acquisire abbastanza abilità per sopravvivere alla catastrofe climatica. A raccontarlo è Oliver Milman, giornalista del Guardian specializzato in tematiche ambientali, che si è unito a un gruppo di cittadini newyorchesi per prendere parte ai corsi di sopravvivenza e approfondire il fenomeno.


Dalla città alla foresta

I corsi hanno un costo che va dai 100 ai 300 dollari per persona e sono incentrati soprattutto sull’apprendimento delle abilità primitive: creare un riparo, accendere un fuoco strofinando due pezzi di legno, andare alla ricerca di cibo e acqua per non morire di stenti. Questi corsi, poi, sono anche un’occasione per imparare a vivere a contatto con la natura. «Non ho mai visto così tante persone disperate», ha detto Shane Hobel, titolare di un corso di sopravvivenza vicino a New York, al Guardian. «Sono tutti preoccupati che in futuro le forniture di cibo e acqua saranno sempre più un problema. Di conseguenza, vogliono imparare queste abilità». Per chi vive in città, le opzioni sono ancora più varie. Tra i vari pacchetti disponibili, infatti, c’è il corso di «prontezza per le emergenze urbane», che insegna come utilizzare i kit di pronto soccorso, raggiungere i punti di raccolta e informare le autorità su ciò che sta succedendo. «Voglio che i miei figli siano consapevoli di ciò che verrà e si facciano trovare pronti», ha raccontato sempre al Guardian una delle partecipanti. «Non credo che sarà ai livelli di Hollywood e Mad Max, ma quella è la direzione in cui ci stiamo muovendo».


Le previsioni dell’Ipcc

Gli Stati Uniti sono storicamente uno dei Paesi occidentali con il più alto tasso di negazionismo climatico. Eppure, negli ultimi anni, le cose stanno cambiando, soprattutto a causa di eventi meteorologici estremi sempre più frequenti. Secondo un sondaggio dell’Università di Yale, un terzo dei cittadini americani crede di aver sofferto personalmente per gli impatti del cambiamento climatico. Il successo dei corsi di sopravvivenza, dunque, non fa che confermare questa tendenza. Se è vero, infatti, che l’umanità è ancora in tempo per prevenire le conseguenze più tragiche del riscaldamento globale, è altrettanto vero che alcuni punti di non ritorno sono già stati superati. L’ultimo report dell’Ipcc, per esempio, evidenzia come entro la fine del secolo l’8% della terra oggi coltivabile non lo sarà più. Allo stesso tempo, i fenomeni meteorologici estremi – ondate di calori, alluvioni, tornadi, uragani – diventeranno sempre più frequenti. Farsi trovare pronti, dunque, potrebbe non essere una pessima idea.

Immagine di copertina: Pexels / Tima Miroshnichenko

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