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L’accusa a Matteo Richetti e la denuncia per stalking: cosa c’è nelle carte consegnate alla polizia

L’inchiesta di Fanpage, il primo esposto alla polizia postale e la seconda denuncia per stalking

«Ambra» e un senatore sono al centro dell’attenzione della politica e dei giornali. Lei – nome di fantasia – ha denunciato di aver subito molestie sessuali e stalking da parte sua durante un colloquio di lavoro nel suo ufficio di Palazzo Madama. A scriverlo è stata Fanpage che non ha rivelato il nome del presunto molestatore ma ha pubblicato numerosi screenshot che, se veritieri, lo inchioderebbero. Per ore i social si sono interrogati avanzando sempre più prepotentemente l’ipotesi che il senatore senza nome potesse essere il presidente di Azione Matteo Richetti. Nella serata di ieri, a confermare che il 48enne ex Pd è coinvolto nella questione è stato il leader del partito, Carlo Calenda.


Il primo esposto alla polizia postale

L’ex ministro dello sviluppo economico si è esposto in quanto, riportando una nota di partito, afferma che «da un anno il senatore Richetti ha denunciato alla magistratura e alla polizia postale attività di stalking e minacce riconducibili a una donna già nota alle forze dell’ordine». Di fatto Calenda ribalta i ruoli di vittima e carnefice rispetto a come appaiono nell’inchiesta di Fanpage. La donna avrebbe danneggiato il braccio destro del leader di Azione «attraverso messaggi contraffatti, finti account social e telefonate». La vicenda sarebbe già «in mano alla magistratura». Le prime denunce di Richetti, ricandidato in Emilia sono state depositate a novembre 2021, prima che scoppiasse l’attuale polverone. Insulti erano stati pubblicati sui social del senatore («omm ‘e merda, te devono arresta’»). Includendo anche una militante di Azione che era stata definita una «schiava sessuale». Non solo, anche sulla pagina Facebook della figlia erano apparse ingiurie. Sempre nelle denunce di Richetti del 2021 si legge che una donna continuava a inviargli messaggi. Il contenuto non viene riportato per intero da AdnKronos perché ritenuto troppo volgare.


La nota di Azione

Tra gli altri, appaiono insulti che definiscono Richetti «uno schifoso» e un «malato di testa». A dicembre 2021, forze dell’ordine avevano anche fatto visita alla donna oggetto delle denunce. In effetti nella nota di Azione si legge che si tratta di una donna «già nota alle forze dell’ordine». Che starebbe molestando da mesi il senatore e la sua famiglia. Anche aspettandolo «sotto casa». Azione, quindi, difende Richetti: «che in questa vicenda è parte lesa». Il partito fa anche notare che «il fatto che un sito di informazione, a dieci giorni dalle elezioni, riporti anonimamente accuse tanto gravi senza avere il coraggio di fare il nome del senatore, ma pubblicando foto parziali che lo rendono riconoscibile, rappresenta uno nuovo livello di bassezza della stampa italiana»

L’inchiesta di Fanpage

Nell’inchiesta di Fanpage si legge invece di un primo incontro nei pressi di Palazzo Madama tra la «Ambra» e il senatore per un ruolo nella struttura del partito. «Sai, se vuoi stare accanto a me nel partito, dovrai cambiare il tuo modo di vestire, il tuo modo di porti, di camminare», avrebbe detto lui, prima di confermarle che «c’è spazio» per lei. Nell’incontro successivo, però, nel suo ufficio, il senatore le avrebbe allungato le mani sotto la gonna, racconta «Ambra». Si legge anche di continue chiamate e messaggi insistenti da parte del senatore. «Non riesco a chiudere occhio senza di te», le avrebbe scritto. «Dobbiamo essere felici insieme». Lei aveva minacciato di denunciare tutto, ma al momento le forze dell’ordine non hanno ricevuto esposti da parte sua.

L’ultima denuncia di Richetti

Ha denunciato, invece, Richetti. Lo ha fatto già lo scorso 13 settembre (l’inchiesta è stata pubblicata il 15) Affermando nel testo presentato alla Polizia postale di Roma di «essere a conoscenza da alcuni mesi dell’esistenza di un dossier diffamatorio a mio carico recapitato a numerose testate giornalistiche». Il presidente di Azione definisce il dossier «altamente lesivo della mia reputazione» e costruito con messaggi «artefatti, da me mai prodotti e inviati», scrive nella denuncia visionata da AdnKronos. Prima del presunto incontro con la donna, Richetti afferma che le sue collaboratrici sarebbero state contattate da una giornalista freelance. Che le avrebbe «invitate» a «rivelare eventuali approcci sentimentali subiti». Sarebbe proprio la giornalista ad aver mostrato i messaggi a Richetti.

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