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Pillon dalla parte dell’Ungheria: «Ascoltare il battito del feto ricorda a tutti che parliamo di un bambino»

Il senatore leghista è intervenuto in difesa della legge ungherese sull’interruzione volontaria di gravidanza

«La legge ungherese che obbliga le donne che vogliono abortire ad ascoltare il battito ricorda a tutti che stiamo parlando di un bambino». È con queste parole che il senatore della Lega, Simone Pillon, ha voluto intervenire sul dibattito relativo all’interruzione volontaria di gravidanza. La scorsa settimana, il governo ungherese di Viktor Orban ha varato una legge che obbliga tutte le donne che vogliono abortire ad ascoltare il battito del cuore del feto. Una norma che, secondo Amnesty International, segnala un «preoccupante declino» per i diritti delle donne ungheresi. Il tema è diventato oggetto di dibattito in Italia la scorsa settimana, quando l’alleanza Verdi-Sinistra Italiana ha raccolto alcune segnalazioni secondo cui questa pratica sarebbe già arrivata anche in Umbria. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto di non essere a conoscenza di questa situazione, aggiungendo però che l’ascolto del battito cardiaco del feto in Italia è «uno scenario totalmente irricevibile, fuori dalla norma vigente» e in contrasto con la legge 194, «che difenderemo con tutte le energie». Alle accuse dell’alleanza Verdi-SI ha risposto poi anche la Regione Umbria, a guida Fratelli d’Italia. Nella nota si precisa che «in nessuna azienda sanitaria o ospedaliera della Regione Umbria risulta che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto». La Regione, poi, ha chiesto a chi avesse conoscenza di queste pratiche di specificare meglio il luogo dove si sarebbero verificate, così da «permettere alle autorità sanitarie di procedere con le opportune verifiche».


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