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Umbria, la denuncia di Verdi e Sinistra: «Chi vuole abortire deve ascoltare il battito del feto». La Regione: «Non ci risulta»

L’assessore alla Salute ha chiesto chiarimenti sulle strutture, altrimenti saranno «costretti a tutelare nelle sedi opportune tutti i professionisti»

Umbria come l’Ungheria di Viktor Orban. È quanto denunciano Elisabetta Piccolotti ed Eleonora Evi durante una conferenza stampa alla Camera. Le due esponenti di Alleanza Verdi-Sinistra italiana hanno raccontato di aver ricevuto segnalazioni da parte di donne che, in Umbria, hanno chiesto l’interruzione di gravidanza e sono state costrette prima ad ascoltare il battito del feto. Pratica diventata legge in Ungheria, con il governo di Orban che l’ha resa obbligatoria in tutto il Paese per disincentivare le donne ad abortire. «Questa è una gravissima forma di pressione psicologica tesa a ingenerare sensi di colpa», spiega Evi, portavoce dell’Alleanza. «Le donne spesso vengono fatte andare all’ospedale più volte perché il battito non si sente nelle prime settimane. Chiediamo al ministero della Sanità di mandare degli ispettori per verificare se queste segnalazioni corrispondono al vero». Arrivato a Terni per un’iniziativa elettorale, il ministro della Salute Roberto Speranza ha detto di non essere a conoscenza di queste pratiche, affermando però che «se ci sono elementi va valutata un’eventuale ispezione». Il ministro ha ricordato che obbligare all’ascolto del battito cardiaco del feto prima di un aborto sia «uno scenario totalmente irricevibile, fuori dalla norma vigente che tutti dobbiamo rispettare», che va in contrasto con la legge 194 «che noi difenderemo con tutte le energie di cui disponiamo».


La replica della Regione Umbria

Una risposta da parte dell’Assessorato regionale alla Salute è arrivata qualche ora più tardi. «In nessuna Azienda sanitaria o ospedaliera della Regione Umbria, risulta che le donne che chiedono l’interruzione di gravidanza siano costrette ad ascoltare il battito del feto», assicura Luca Coletto. In una nota chiede a «coloro che hanno portato all’attenzione questi fatti» di specificare meglio dove si sarebbero verificati, «in modo da permettere alle autorità sanitarie di procedere con le opportune verifiche». In caso contrario, avvertono dalla giunta regionale presieduta dalla leghista Donatella Tesei, la Regione «si vedrà costretta a dover tutelare nelle sedi opportune tutti i professionisti e gli operatori».


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