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Le bollette del gas diventano mensili, la decisione di Arera contro il caro-energia: si parte dal 1° ottobre

La decisione dell’Autorità dell’energia ha spaccato le associazioni dei consumatori. Il Codacons è già pronto a fare ricorso al Tar per la minaccia di ulteriori rincari con la fatturazione a 30 giorni

Non saranno più trimestrali o bimestrali ma mensili le bollette del gas a partire dal 1° ottobre. Quella decisa dall’Arera è una sorta di rateizzazione di fatto, che i gestori potranno offrire ai clienti alle prese da mesi con il caro energia e i prezzi in aumento previsti anche per il prossimo autunno. La spinta è arrivata dall’Unione nazionale consumatori lo scorso luglio, quando è stata discussa una nuova organizzazione delle tariffe per il mercato tutelato, anche questo coinvolto inevitabilmente dall’impennata dei prezzi energetici aggravati con l’invasione russa in Ucraina dello scorso 24 febbraio. In questo modo, spiega Arera, le famiglie avranno modo di tenere più sotto controllo la spesa casalinga destinata ai consumi energetici, oltre a permettere agli utenti di affrontare il pagamento delle bollette con cifre più contenute. Si tratta di una platea di circa 7,3 milioni di clienti domestici, pari a più di un terzo dei 20,4 milioni totali. Atteso poi per il prossimo 29 settembre un nuovo aggiornamento delle tariffe, che dovrebbero prevedere la separazione dell’andamento dei prezzi tra il costo sul mercato del gas e quello dell’energia elettrica.


Lo scontro tra le associazioni dei consumatori

La decisione dell’Arera ha diviso però le associazioni dei consumatori. Fatta eccezione per il favore di Unc, che aveva avanzato la proposta della suddivisione mensile delle bollette del gas, altre come il Codacons già annuncia battaglia in tribunale. L’associazione contesta un ulteriore aggravio dei costi per i consumatori con la bolletta emessa ogni mese, appesantito dalla determinazione a 30 giorni delle tariffe e non più trimestrale. Codacons sostiene infatti che la novità comporterà un «aggravio dei costi a carico delle società fornitrici, costi che saranno scaricati sui consumatori finali». L’associazione ha già annunciato di impugnare la delibera dell’Arera al Tar Lazio.


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