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I sospetti sul sabotaggio delle Ferrovie in Germania: «Criminalità politica o mano della Russia»

L’indagine sul blocco dei treni: due cavi recisi a 500 km di distanza e le teorie degli investigatori di Berlino

Due cavi recisi a cinquecento chilometri di distanza. Da qualcuno che sapeva quello che faceva. E l’ipotesi di un’azione di sabotaggio guidata da uno stato estero. Nel giallo del blocco dei treni del Nord delle ferrovie della Germania gli elementi puntano su due piste. Quella della criminalità politica e quella della mano di un altro stato. Con un’attenzione particolare, visto il periodo, alla Russia. La storia è nota: la Deutsche Bahn ha dovuto bloccare la circolazione ferroviaria per tre ore, nella mattinata di sabato scorso in quattro Laender del nord (Amburgo, Brema, Bassa-Sassonia e Schleswig-Holstein). A causa del taglio ai cavi del sistema di telefonia mobile indispensabile per consentire la circolazione su ferro. Il secondo attacco a un’infrastruttura strategica dopo Nord Stream.


L’indagine della Staaschutz

Ieri è stato il presidente della Commissione Europa del Bundestag, il verde Anton Hofreiter, a puntare il dito su Mosca. Ricordando che «ci vogliono enormi conoscenze del sistema di comunicazione della rete ferroviaria» per compiere un attacco come quello di venerdì. Per tagliare il cavo a Dortmund, racconta oggi Repubblica, i sabotatori hanno sollevato una botola di cemento nascosta sotto a un ponte. Mentre il secondo cavo è stato danneggiato a Berlino. L’indagine la segue la Staatschutz, ovvero il dipartimento della polizia federale che indaga sui delitti politici. La Bild ha pubblicato alcuni estratti di un documento dell’Anticrimine federale, secondo cui l’ipotesi di un’azione di sabotaggio guidata da uno Stato «è almeno pensabile». Una conferma delle opzioni sul tavolo degli inquirenti fin da ieri, e proprio il tabloid aveva già rivelato che si segue sia la pista della criminalità politica sia quella della mano statale. Un atto criminale motivato politicamente «è altrettanto immaginabile», si legge ancora nel documento.


«Alla luce della distanza spaziale fra i due punti colpiti, e della vicinanza temporale rispetto alle falle procurate a Nord Stream 1 e 2, un sabotaggio guidato da uno Stato è perlomeno pensabile», scrivono gli investigatori della Bka. Il generale Carsten Breuer ha detto proprio alla Bild che, per il futuro, «ogni stazione cruciale, ogni conduttura addetta al trasporto energetico è un target potenziale, alla luce della minaccia ibrida». Mentre ieri il sabotaggio è stato oggetto di una telefonata tra Olaf Sholz e Joe Biden. Il presidente degli Stati Uniti e il cancelliere tedesco hanno definito «inaccettabili» gli attacchi mirati a infrastrutture critiche. Hanno promesso «risposte determinate».

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