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Elisabetta Casellati, la presidente del Senato uscente è la nuova ministra delle Riforme

Sottosegretaria alla giustizia nel governo Berlusconi, l’ex avvocata matrimonialista è stato protagonista del braccio di ferro tra il Cavaliere e Meloni per la nomina al ministero della Giustizia

Maria Elisabetta Alberta Casellati è il nome su cui il centrodestra ha deciso di puntare per il ruolo di ministra della Riforme. Dopo il braccio di ferro dei giorni scorsi tra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni – che ha sempre considerato l’ex magistrato Carlo Nordio il miglior nome per il ministero della Giustizia– ora è arrivata la conferma: l’ex presidente del Senato, chiuse le porte di Via Arenula, dovrà accontentarsi del dipartimento per le Riforme istituzionali


La carriera e il «Caso Ruby»

Ex avvocata matrimonialista e fondatrice – come Antonio Tajani, neo ministro degli Esteri – di Forza Italia nel 1994, Casellati diventò subito senatrice e poi, nel corso degli anni, vicecapogruppo vicario e due volte sottosegretaria alla Salute. Il periodo – forse – più tormentato della sua carriera: tra il 2008 e il 2011, quando era sottosegretaria alla giustizia nel governo Berlusconi. Una fase caratterizzata dalle polemiche per le inchieste giudiziarie relative al «caso Ruby» che hanno coinvolto il leader di Forza Italia. L’ex presidente del Senato, infatti, in quel periodo, ha più volte preso le difese di Silvio Berlusconi, sostenendo l’ipotesi del Cav secondo cui la ragazza marocchina fosse la nipote del presidente egiziano Hosni Mubarak, fino alla partecipazione – assieme a tutti gli esponenti del Partito delle Libertà – alla manifestazione contro i giudici davanti al Tribunale di Milano. Nel 2014 è stata eletta membro laico del Consiglio superiore della magistratura e sempre al Csm è stata presidente della Terza Commissione per l’accesso in magistratura e per la mobilità dalla fine del 2016. Il suo nome era stato proposto anche per la corsa al Colle di inizio anno. Dopo giorni di ipotesi, infatti, il centrodestra – il 28 gennaio scorso, nella quinta votazione per il Quirinale – aveva deciso di convergere sul nome di Elisabetta Casellati. L’esito della votazione, però, era stato negativo: 382 le preferenze raccolte (su un quorum di 505) e decine di franchi tiratori.


Attaccata ai valori tradizionali: il no alla legge Cirinnà

Dama di Gran Croce di grazia del Sacro Militare Ordine Costantino di San Giorgio, cattolica e attaccata ai valori tradizionali. Se da una parte, ha sempre condannato la violenza femminile – dichiarandosi favorevole alla castrazione chimica per gli stupratori – e a un equo trattamento salariale uomo-donna, dall’altra si è sempre detta contraria alla legge Cirinnà sulle unioni civili. A pochi giorni dall’inizio del dibattito parlamentare dell’allora ddl Cirinnà nel 2016, partecipò a Roma al convegno La famiglia è una. I diritti sono per tutti, nel corso del quale affermò che «La famiglia non è un concetto estensibile. Lo Stato non può equiparare matrimonio e unioni civili, né far crescere un minore in una coppia che non sia famiglia. Le diversità vanno tutelate ma non possono diventare identità, se identità non sono». Per poi ammonire: «Non si può fare confusione, parola usata dal Papa pochi giorni fa: ogni omologazione sarebbe un’improvvida sovrapposizione e un offuscamento di modelli non sovrapponibili».

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