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Tra le carte sequestrate a Trump ci sono informazioni dell’intelligence su Iran e Cina. L’inchiesta del Washington Post

Dopo la pubblicazione dell’articolo, l’ex presidente degli Stati Uniti ha accusato l’Fbi di diffondere notizie false

Tra alcuni dei documenti classificati, sequestrati dall’Fbi nella residenza di Donald Trump a Mar-a-Lago ci sarebbero informazioni altamente sensibili dell’intelligence sull’Iran e sulla Cina. In particolare, uno di questi riguarderebbe il programma missilistico di Teheran. È quanto rivela il Washington Post, che cita diverse fonti che conoscono il dossier e precisano che la rivelazione di quel materiale potrebbe mettere a serio rischio i metodi di raccolta delle informazioni da parte dell’intelligence. Questo perché – spiegano le fonti che hanno voluto mantenere l’anonimato – «le persone che aiutano l’intelligence potrebbero essere messe in pericolo e alcuni paesi coinvolti potrebbero vendicarsi contro gli Stati Uniti». L’inchiesta va avanti da diverso tempo, ma tutto ha avuto inizio a febbraio quando l’agenzia governativa Nara (National Archives and Records Administration) chiese al Dipartimento di giustizia di avviare un’indagine su un presunto illecito dell’ex presidente Usa su alcuni documenti secretati.


Trump respinge le accuse

Donald Trump, che ha sempre respinto le accuse, prende ancora una volta le distanze. E a seguito della pubblicazione dell’articolo del Washington Post ha puntato il dito contro l’Fbi e il dipartimento di giustizia, imputandoli di fuga di notizie in merito alla «bufala dei documenti». Lo ha annunciato sul suo social Truth in cui ha scritto: «Chi potrebbe mai fidarsi che le agenzie corrotte e strumentalizzate, che ignorano la nostra costituzione e il Bill of rights, conservino al sicuro ogni documento, specialmente dopo che hanno perso milioni e milioni di pagine di informazioni dei presidente precedenti?». E ha concluso con una provocazione: «Chi sa che cosa gli Archivi nazionali e l’Fbi hanno messo tra i documenti o sottratti, non lo sapremo mai».


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