Scopri di più su DOMINO, la nuova rivista sul mondo che cambia

Il duello tra Scarpinato e Meloni su mafia, neofascismo e Borsellino – Il video

Ieri in Senato lo scontro sul neofascismo che ha aiutato la mafia. E sul depistaggio di via d’Amelio

Durante il dibattito sulla fiducia in Senato ieri è andato in scena uno scontro tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il senatore del Movimento 5 Stelle Roberto Scarpinato. L’intervento di Scarpinato ha puntato il dito su mafia e neofascismo. Citando «il depistaggio delle stragi neofasciste». A partire da quella di Piazza Fontana: «Non bastano né le prese di distanze dal fascismo né la neo condiscendenza del presidente La Russa nel dichiarare chiusi i ponti con il passato per instaurare una nuova fase di riconciliazione nazionale». Per il senatore grillino una vera riconciliazione «sarà possibile solo quando ci sarà verità sulle stragi del neofascismo. E verranno esclusi dal vostro Pantheon taluni personaggi. Quanto alla fermezza nella lotta contro la mafia mi auguro che valga anche contro la mafia dei colletti bianchi, che va a braccetto con la corruzione. La mia perplessità si regge sul fatto che la vostra maggioranza si regge anche su una forza politica il cui leader…», stava per concludere Scarpinato quando il presidente del Senato Ignazio La Russa gli ha tolto la parola per aver superato i due minuti previsti.


Via d’Amelio e i depistaggi

La presidente del Consiglio ha replicato successivamente: «Al senatore Scarpinato dovrei dire che mi dovrei stupire di un approccio così smaccatamente ideologico. Ma mi stupisce fino a un certo punto perché l’effetto transfert che lei ha fatto tra neofascismo, stragi e sostenitori del presidenzialismo è emblematico del teorema di parte della magistratura. A cominciare dal depistaggio e dal primo giudizio sulla strage di via d’Amelio. E questo è tutto quello che ho da dire». Il riferimento di Meloni è alla morte di Paolo Borsellino e alla prima inchiesta sull’attentato, che si basava sulle dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. Il quale prima si autoaccusò di aver fatto parte del nucleo di attentatori e poi disse di aver inventato tutto. Sostenendo di essere stato costretto a farlo dall’allora capo della polizia Arnaldo La Barbera, deceduto nel 2002. Il Fatto Quotidiano però ricorda oggi che l’ex pm del processo Andreotti non si è mai occupato della strage di via d’Amelio nelle sue indagini. A parte in un’occasione, nel 2011 quando da procuratore generale a Caltanissetta chiese la revisione dei primi due processi Borsellino in seguito alle rivelazioni di Gaspare Spatuzza. Il quale si autoaccusò di aver rubato l’auto per l’attentato e fece i nomi dei suoi complici. Successivamente la procura di Catania avviò la revisione nei confronti dei condannati in base alle dichiarazioni di Scarantino.

Continua a leggere su Open

Leggi anche: