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Il presidente dell’Ordine dei medici e le nuove norme Covid: «Su mascherine e medici No Vax decideremo noi»

Filippo Anelli: «Giusto mandare un messaggio di ritorno alla normalità, ma la pandemia non è finita»

Assieme ai ministri, cambiano le norme in materia di Coronavirus. Il ministero della Salute, adesso guidato da Orazio Schillaci, starebbe già lavorando su modifiche significative alla prassi per gestire (o prevenire) il contagio, dal reintegro dei medici No Vax all’abolizione dell’obbligo di mascherina in ospedali ed Rsa, passando per l’interruzione del bollettino quotidiano sull’andamento della pandemia. Modifiche che non sembrano spaventare il presidente dell’Ordine dei medici, Filippo Anelli: «Era giusto mandare un messaggio di ritorno alla normalità», esordisce in un’intervista rilasciata a La Stampa. «Ma», aggiunge, «questo non significa che ognuno potrà fare come gli pare. Perché i direttori delle Asl e i medici del lavoro potranno adottare caso per caso le misure di sicurezza».


«La pandemia non è ancora finita»

Non bisogna infatti commettere l’errore di pensare, prosegue, «che la pandemia sia finita e che ognuno può fare quello che vuole». Anelli ricorda anche che «presidi di tutela della salute pubblica, come le mascherine o l’obbligo di vaccinazione, possono essere adottati dai dg delle Asl e dai medici del lavoro competenti caso per caso. Così come previsto dalla legge 81 del 2008». E non si dice spaventato per il ritorno dei medici non vaccinati. Con la mascherina Ffp2 e i dovuti accorgimenti, ritiene che possano avvicinarsi anche ai pazienti a rischio.


Per ridurre le liste d’attesa occorrono più risorse

Rispetto alle mascherine, però, puntualizza che nonostante indossarle non sarà più obbligatorio, rimane «fortemente raccomandato». Specialmente nelle Rsa e nei reparti di oncologia. «Per accelerare il ritorno alla normalità finisce la fase delle regole decise per tutti a livello centrale, che nelle singole strutture i dirigenti e i medici del lavoro potranno però continuare a far rispettare. E sono certo che nella maggioranza dei casi così sarà». Soprattutto, prosegue, «mi auguro solo che non essendoci più una regola nazionale nessuno si senta in diritto di infrangere le regole che verranno adottate nelle singole strutture o reparti». Rispetto all’indicazione prioritaria, da parte di Schillaci e Mattarella, di tagliare le liste d’attesa allungatesi con il Covid, Anelli ricorda che ci sarebbe bisogno di «più risorse dei 500 milioni messi in campo dal precedente esecutivo. Facendo accordi con i medici pubblici e il privato convenzionato per implementare l’offerta di prestazioni». Ma, conclude, «occorre fare presto»: «stiamo vedendo prime diagnosi infauste di cancro come non ne avevamo mai viste».

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