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I tre anni di Liliana Segre con la scorta: «Siamo diventati una famiglia allargata»

La senatrice a vita: il rapporto si è trasformato in amicizia e affetto

Tra pochissimo saranno passati tre anni esatti. Il 7 novembre del 2019 la senatrice a vita Liliana Segre ha cominciato a vivere con la scorta dei carabinieri. Assegnatale dopo le minacce di morte via web e uno striscione di Forza Nuova che la chiamava in causa. Oggi la reduce da Auschwitz si è abituata alla presenza: «Non sono stata io a chiederla: mi è stata assegnata per le minacce che ricevevo e purtroppo continuo a ricevere. Ma la mia scorta è diventata una splendida sorpresa. I carabinieri che ogni giorno mi sono accanto hanno più o meno l’età dei miei nipoti. Siamo diventati un’affiatata famiglia allargata», dice al Corriere della Sera. E quindi «posso dire che il rapporto con i miei carabinieri si è trasformato con naturalezza in amicizia e affetto. Alcuni sono con me dall’inizio, altri tra cui una ragazza, Lia, vicebrigadiere, si sono avvicendati. Ma tutti hanno sempre avuto un riguardo, un’attenzione e un’educazione che va oltre il lavoro. Uno stesso compito si può svolgere in mille modi, e loro lo fanno al meglio».


La tutela

Dal punto di vista tecnico, ricorda il quotidiano, il livello di protezione nei confronti della senatrice a vita è quello della tutela. Un carabiniere è presente con lei in ogni uscita pubblica. «All’inizio – confessa – ci rimasi male. Mi dispiaceva sapere di essere colpita da tanto odio, non di rado proveniente da persone nascoste dietro l’anonimato online. Inoltre, capivo che la scorta era una protezione, ma sono molto indipendente, temevo per la mia autonomia. E in ogni caso non ebbi alternative, non scelsi io. Per fortuna la presenza dei carabinieri si è presto trasformata in una ricchezza». E anche chi lavora con lei si trova bene. Uno di loro è Giovanni, appuntato scelto, 37 anni: «I valori di cui la senatrice parla in pubblico, li trasmette anche nella quotidianità. È adorabile, ci fa il dono di un rapporto che va oltre il lavoro e diventa personale. Quest’estate ero con lei mentre è stata qualche giorno in montagna. Mi ha molto ringraziato, ma io le ho risposto che facevo il mio dovere. Comportarsi con attenzione e rispetto è il minimo davanti a una persona come lei».


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