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Caso Desio, le Farfalle: «Gli allenatori ci picchiavano e lo fanno ancora» La Federginnastica: «Basta controlli del peso»

Le accuse delle atlete riguardano la pressione psicologica, derivante dall’obbligo di dover sottostare a determinati canon

Non si placa l’ira delle “Farfalle” e delle ex ginnaste della ritmica, dopo le denunce di presunti maltrattamenti, pressioni psicologiche e fisiche subìti in passato da alcune atlete durante la frequentazione dell’Accademia internazionale di ginnastica ritmica di Desio e che ha portato al commissariamento della struttura da parte della Federginnastica e un ridimensionamento del ruolo della direttrice tecnica Emanuela Maccarini. «Questo deve essere solo il primo passo», ha raccontato a Repubblica un’allenatrice ed ex atleta di alto livello, costretta a mantenere l’anonimato e che solo ora «dopo diversi anni e un lungo percorso con uno psicologo» è in grado di «prendere le distanze da quel mondo e concepire la ginnastica come uno sport, non come una costrizione». Poi l’accusa: «Prima su di me gli allenatori alzavano le mani e tuttora molti lo fanno ancora». 


Le differenze di peso (e di valutazione)

Il copione è lo stesso: le accuse delle atlete riguardano, nella maggior parte dei casi, la pressione psicologica subìta, derivante dall’aspetto esteriore e in particolare dall’obbligo di dover sottostare a determinati (rigidi) canoni, legati soprattutto al peso. Come racconta Martina Scarsella, su Rep, da ormai 6 anni ex atleta di ginnastica ritmica: «L’episodio più brutto è stato a una gara Interregionale. Alla fine la mia allenatrice è venuta da me per dirmi: “Mi dispiace, saresti arrivata prima oggi e saresti passata ai nazionali, ma sei troppo grassa e quindi ti hanno fatto arrivare quarta”». Ma anche come spiega in un’intervista su La Stampa Francesca Poma, che ha lasciato l’accademia di Desio lo scorso marzo per «studiare e per stanchezza». «Durante le esecuzioni, se una ragazza pesava di più poteva fare l’esercizio più bello della sua vita, ma era ritenuta inguardabile. Quando si pesava di meno, anche se si sbagliava comunque andava abbastanza bene lo stesso, cambiava proprio l’approccio. E poi cose che abbiamo sentito, “sei flaccida” a ragazze magrissime». E poi ancora: «L’ansia del peso resto, pur non essendo stata bersagliata come le altre. Tornavo dalle vacanze, mi pesavo: una volta ho preso due chili e ho pianto tantissimo. Ti entra in testa, quando sei li le allenatrici sono il tuo adulto di riferimento, vuoi la loro approvazione».


«Lavoreremo per arrivare a zero casi»

«L’obiettivo è arrivare a zero casi». Sono le parole di Gerardo Tecchi, il presidente della Federginnastica che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, si è detto «allibito e arrabbiato» per lo scandalo che in questi giorni sta travolgendo il mondo della ginnastica. «Niente di simile sarà più accettato», ha detto. Per il presidente, la Federginnastica è colpevole di aver «concesso troppo spazio alle persone», ovvero «non esiste che i tecnici controllino il peso, ci sono altre figure per questo: il medico, il nutrizionista. Ora – continua Tecchi – non vogliamo insabbiare nulla, bisogna tirare fuori anche i casi del passato, denuncino alla procura». Il problema per il presidente della Federginnastica non è il controllo del peso, poiché «tutti gli sport, in misura diversa, devono confrontarsi con questo controllo», ma il punto «è se questo tema viene accompagnato da forme di umiliazione: è inaccettabile», ha concluso.

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