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M5s, fuori per il doppio mandato tornano in Parlamento Crimi e Taverna: Conte li assume a 70 mila euro annui

13 Novembre 2022 - 09:59 Felice Florio
Il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte posa per una foto con i nuovi vicepresidenti, (da S) Alessandra Todde, Mario Turco, Paola Taverna, Michele Gubitosa, al termine di una conferenza stampa sul risultato del voto interno al movimento che lo ha riconfermato presidente, Roma 29 marzo 2022.
ANSA/FABIO FRUSTACI
Tagliati fuori dal vincolo dei due mandati, l'ex reggente del Movimento e la già vicepresidente del Senato diventeranno collaboratori dei gruppi a Montecitorio e a Palazzo Madama
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Niente da fare, un altro baluardo del Movimento 5 stelle è crollato: i conti con la realtà, da quando la guida del partito è stata assunta da Giuseppe Conte, hanno imposto una radicale trasformazione dei principi fondativi della creatura di Beppe Grillo. Così, dal vivere la politica come un’esperienza con data di inizio e fine, si è passati a vivere di politica. La scusa è non disperdere quell’esperienza accumulata nei palazzi. Le due facce dell’ultima giravolta valoriale sono quelle di Vito Crimi e Paola Taverna: per loro, scrive la Repubblica, sarebbe pronto un contratto da circa 70 mila euro annui come collaboratori parlamentari. Lavoreranno rispettivamente per i gruppi pentastellati di Camera e Senato, continuando a indossare quel tesserino che consentirà loro di entrare a Montecitorio e Palazzo Madama. Sembrano lontanissimi i tempi in cui Taverna dichiarava, in romanesco: «Io nun sò politica, sono solo una cittadina. La casta difende i privilegi». La casta, cruccio grillino scomparso dai radar delle battaglie pentastellate: «La casta vuole tenersi il malloppo dei vitalizi, noi non molleremo», diceva Crimi.

A breve, la ex vicepresidente del Senato e l’ex reggente del Movimento, dopo due legislature a carico dei contribuenti, tornerebbero a essere retribuiti grazie alle tasse versate dai cittadini. Inquadrati nei gruppi parlamentari e retribuiti con 3 mila euro netti al mese, Taverna e Crimi avrebbero vantato un credito di fedeltà nei confronti di Conte che, per il momento, si sarebbe sbilanciato nel garantire soltanto loro due tra i parlamentari che hanno già consumato il doppio mandato. Il quotidiano del gruppo Gedi scrive che già da settimane, all’interno del partito, si ragionava su come reimpiegare i due. Era difficile inquadrarli nella scuola di formazione interna e retribuirli, per un impegno saltuario, con una paga così elevata. Anche stipendiarli come dirigenti del partito non avrebbe convinto l’inner circle contiano: troppo in odore di Prima repubblica.

Così, Crimi e Taverna vestiranno i panni dei collaboratori di Camera e Senato, lavorando e guadagnando per altri cinque anni grazie alle istituzioni del potere legislativo. L’operazione segue i regolamenti delle due Camere ed è tutta lecita. Come è lecito constatare che la propaganda di “aprire i palazzi come scatolette di tonno” non ha funzionato: dopo essere stati eletti parlamentari, anche ai grillini è piaciuta la vita da tonni e, dalla scatola, non sono voluti più uscire.

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