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G20, il comunicato finale condannerà la guerra in Ucraina. Ma non all’unanimità

Nella bozza della dichiarazione di Bali la condanna dell’uso di armi nucleari e l’impegno comune contro la crisi alimentare

Una condanna (parziale) della guerra in Ucraina e una (unanime) del ricorso alle armi nucleari. Mentre fervono gli incontri – in plenaria e faccia a faccia – del vertice G20 a Bali, in Indonesia, gli sherpa dei governi sono alle prese con la stesura del comunicato finale congiunto che dovrebbe sigillare l’esito del vertice. Stando alla bozza del documento, visionato dall’Ansa, i Paesi occidentali sarebbero riusciti a inserire nella dichiarazione finale una condanna del conflitto in Ucraina, su cui manca però l’unanimità. «La maggior parte dei membri del G20 ha condannato con forza la guerra in Ucraina e ha sottolineato che sta causando immense sofferenze umane ed esacerbando le fragilità esistenti nell’economia mondiale», si legge nella bozza del comunicato. Una condanna solo parziale, dunque, in cui si dà atto che «esistono altri punti di vista e diverse valutazioni della situazione e delle sanzioni».


Il nodo Ucraina e le proteste di Lavrov

Nella bozza del comunicato visionata dall’Ansa si richiama esplicitamente la risoluzione delle Nazioni Unite, in cui 141 Paesi hanno condannato con fermezza l’aggressione russa contro l’Ucraina e chiesto al Cremlino il «ritiro completo e incondizionato» delle sue truppe. Una mossa che ha mandato su tutte le furie il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, che in questi giorni ha sostituito Vladimir Putin al vertice di Bali. Secondo Lavrov, i Paesi occidentali «hanno cercato in ogni modo di politicizzare» il comunicato finale del G20, cercando di imporre una «condanna delle azioni della Russia». Se nei passaggi in cui si menziona esplicitamente il conflitto in Ucraina sembra impossibile sperare in una dichiarazione unanime, i 20 capi di Stato sembrano essere d’accordo – almeno in via teorica – sull’importanza del rispetto del diritto internazionale, compresa «la protezione dei civili e delle infrastrutture nei conflitti armati». «L’uso o la minaccia di uso di armi nucleari è inammissibile – prosegue la bozza del documento -. La risoluzione pacifica dei conflitti, gli sforzi per affrontare le crisi, così come la diplomazia e il dialogo, sono fondamentali. L’epoca odierna non deve essere tempo di guerra».


Gli sforzi contro la crisi alimentare

La guerra in Ucraina, però, non si esaurisce solo nello scontro armato. Al vertice indonesiano, i capi di Stato e di governo hanno discusso anche delle conseguenze innescate dal conflitto in giro per il mondo. Una su tutte: la crisi alimentare. «Siamo profondamente preoccupati per le sfide alla sicurezza alimentare globale esacerbate dagli attuali conflitti e tensioni», si legge nella bozza del comunicato finale. «Ci impegnamo pertanto a intraprendere azioni urgenti per salvare vite umane, prevenire la fame e la malnutrizione, in particolare per affrontare le vulnerabilità dei Paesi in via di sviluppo, e chiediamo un’accelerazione della trasformazione verso un’agricoltura sostenibile e resiliente», sottolineano i leader del G20. I Paesi più colpiti dalla crisi alimentare, però, non sono certo i più ricchi. Da qui, dunque, l’impegno dei leader a «proteggere i più vulnerabili dalla fame, utilizzando tutti gli strumenti disponibili per affrontare la crisi alimentare globale». La Turchia e le Nazioni Unite già hanno siglato due accordi per allentare la tensione e prevenire l’insicurezza alimentare, soprattutto nei Paesi africani. I leader del G20 propongono di proseguire su quella strada, sottolineando «l’importanza della piena, tempestiva e continua attuazione» di quegli accordi.

Foto di copertina: EPA / DITA ALANGKARA | I leader presenti al vertice del G20 a Bali, in Indonesia (15 November 2022)

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