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Energia, Pichetto: «Nessun problema per questo inverno, preoccupa il 2023». E propone un price cap nazionale sulle rinnovabili

Il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica ipotizza come tetto al costo delle rinnovabili la cifra di 180 euro al megawatt/ora

Un quadro sul futuro energetico dell’Italia dei prossimi anni. Lo ha tratteggiato Gilberto Pichetto Fratin, oggi 21 novembre, a Milano: «Le preoccupazioni – sul reperimento energetico – sono forti, non tanto per questo inverno che dovremmo riuscire a superare, ma sicuramente per il 2023». L’esponente di Forza Italia, che da viceministro dello Sviluppo economico è passato a guidare il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica del governo Meloni, ha spiegato che il venir meno delle forniture russe comporterà, anche per la prossima estate, un lavoro su riserve e stoccaggi di gas. A margine dell’evento Direzione Nord, al Palazzo delle Stelline, ha ribadito che l’Italia non ce la farà mai ad approvvigionarsi da sola, internamente: «Noi non abbiamo tutta questa disponibilità, siamo un Paese che solo di gas consuma circa 76 miliardi di metri cubi e finora il prelievo nazionale è stato di circa 3 miliardi di metri cubi, di conseguenza ce ne mancano 73. Occorre far leva su accordi internazionali – come quelli già – raggiunti con Algeria e i Paesi del Medio Oriente». Pichetto Fratin ha precisato che l’aumento dei prelievi nazionali «ha più una valenza di prospettiva. Coloro che attiveranno le concessioni nazionali entro un certo limite, che è molto basso, si impegnano a fornire anticipatamente pari quantità. Di conseguenza significa creare un piccolo fondo di garanzia per il futuro».


Tra gli interventi per rendere indipendente l’Italia dai gasdotti russi, c’è l’operazione rigassificatore di Piombino. L’intervento, osteggiato da esponenti della stessa maggioranza – il sindaco della città toscana è di Fratelli d’Italia -, per il ministro «è un sacrifico immediato. C’è l’impegno a non farlo durare più di 2-3 anni perché ci sono delle alternative, ma adesso è essenziale per il Paese: se non abbiamo i 5 miliardi di metri cubi di rigassificazione di Piombino, non ce la faremo il prossimo inverno». Sul lungotermine, il titolare del dicastero dell’Ambiente non vede altra soluzione che «passare il più in fretta possibile alle rinnovabili – e ha aggiunto -. Spero vivamente di non dover firmare l’atto di indirizzo per acquistare carbone per il 2023. È chiaro che non ha senso parlare di energia pulita e poi produrla con il carbone».


«Occorre abbandonare man mano i fossili – ha ripetuto – andando sulle rinnovabili, con tutte le difficoltà: mi rendo conto che c’è chi non vuole l’eolico per l’impatto visivo, però probabilmente c’era anche qualcuno che non voleva vedere il palo della luce in mezzo al proprio campo. Il fotovoltaico non lo vogliono sui tetti, perché tutte le case oltre i 70 anni sono storiche, però poi chi abita lì vuole accendere la luce. C’è l’idrogeno, ma bisogna produrlo, e poi in fondo, se uno ci ragiona, c’è il nucleare ma è una cosa molto più lontana. L’obiettivo – ha chiosato Pichetto Fratin – è la crescita delle rinnovabili, al fianco della diminuzione dell’ultimo fossile che rimane, che è il meno dannoso, il gas. Dovremo vedere scendere il gas man mano e salire il più possibile le rinnovabili: è l’obiettivo per un futuro migliore e anche la sfida del governo e del sottoscritto».

Il price cap nazionale sulle rinnovabili a 180 euro al megawatt/ora

Il titolare dell’Ambiente ha anche annunciato che presenterà presto al Consiglio dei ministri una proposta di price cap nazionale che riguarda le energie rinnovabili. «Significa mettere un tetto al prezzo dell’energia da fonti rinnovabili, che naturalmente non hanno un onere eccessivo di costo per la produzione. Un tetto in questo caso molto alto, 180 euro al megawatt/ora: è la proposta elaborata dal Mase – ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica -, che scatta e determina un prelievo rispetto all’impresa qualora si superi l’importo di 180 euro al megawatt/ora». In chiusura, Pichetto Fratin ha fatto anche un bilancio di quanto deciso alla Cop27 di Sharm el-Sheikh. Un bilancio che ha definito «chiaroscuro», perché a fronte di un parere positivo per la scelta di creare un fondo per danni e perdite, non ha gradito «lo stop ad approfondire il tema della mitigazione. È un fatto negativo perché noi possiamo discutere dei danni che crea il cambiamento climatico, possiamo ragionare sui principi dell’adattamento, ma dobbiamo fermare il fenomeno, e non lo si ferma con operazioni di fondi finanziari. Quindi c’è da sperare che il lavoro in corso, anche gli incontri bilaterali Cina-Stati Uniti, diano un contributo».

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