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Lavoro, la ministra Calderone: «Reddito di cittadinanza? Non possiamo permetterci di lasciare fuori i giovani»

La ministra del Lavoro e delle politiche sociali ha spiegato le intenzioni del governo sulla misura di sostegno

L’intervento sul reddito di cittadinanza per le persone che possono lavorare, introdotto in manovra, «pone l’accento sul cuore del problema, che non è la disattenzione nei confronti di chi è in difficoltà. L’attenzione è nei confronti dei soggetti tra 18 e 59 anni, una platea su cui bisogna intervenire per accompagnare al lavoro quante più persone possibili. Non ci possiamo permettere come Paese di lasciare fuori un’intera generazione di giovani». Sono le parole della ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, ospite a Rcs Academy. La priorità è quindi «colmare i gap evidenti», ha spiegato, sottolineando l’importanza di una formazione nel mercato del lavoro e di «uno stretto collegamento con il mondo imprenditoriale». La ministra ha toccato diversi punti nevralgici del mondo del lavoro. In primis, ha riferito che il governo ritiene fondamentale rimettere a sistema la riforma pensionistica. Ma evidenziando la necessità di tempo e valutazioni, «perché non ci possiamo permettere di fare troppe salvaguardie per gli esodati, come è successo in passato».


Il taglio del cuneo fiscale: obiettivo riduzione del 5%

Sono diversi i punti che ha affrontato la ministra. Sul fronte del taglio del cuneo fiscale ha ribadito che la manovra «aveva l’esigenza di fondo di dover destinare gran parte delle risorse per il sostegno contro il caro energia» e ha privilegiato i lavoratori con redditi bassi, con il taglio che arriva a 3 punti per i redditi fino a 20mila euro. Ma ci sono interventi che vanno inseriti anche nell’obiettivo del governo di arrivare «a ridurre il cuneo del 5%», ha aggiunto rimarcando la necessità di interventi strutturali e non temporanei. La ministra ha spiegato che sono stati fatti «altri interventi sulla premialità riducendo la tassazione al 5% per gli incrementi di produttività e per le voci aggiuntive nella retribuzione come gli straordinari, con un tetto di 3mila: almeno ai lavoratori possono arrivare delle risorse che poi costituiscono una mensilità in più».


Il precariato

«Una cosa è la flessibilità, una è la precarietà», ci ha tenuto a dire Calderone. «Noi partiamo dal principio che un contratto a tempo determinato sia necessariamente una condizione di precarietà, penso che sbagliamo. Noi dobbiamo guardare a come viene gestito quel rapporto di lavoro e soprattutto quali sono poi le opportunità che il lavoratore ha di veder proseguire l’esperienza». In merito al tema dei voucher, invece, ha commentato: «Credo non si possa dire che aver aumentato il plafond da 5mila a 10mila per l’utilizzo di prestazioni occasionali, che comunque sono tracciate, sia poi fonte di precarietà. Ci sono delle esigenze legate a particolari settori, che richiedono degli incrementi di manodopera che sono temporanei», ha detto annunciando che faranno azioni ancora più incisive contro il lavoro nero.

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