Omicidio Meredith, Sollecito agli studenti a Trento: «La mia vita è stata distrutta. Si voleva dare in pasto un colpevole all’opinione pubblica»

Il 38enne, assolto insieme ad Amanda Knox dall’accusa di aver partecipato all’omicidio della studentessa inglese avvenuto nel 2017 a Perugia, ha parlato nella sede del Collegio arcivescovile

A circa 15 anni dal delitto di Perugia in cui Meredith Kercher fu uccisa, Raffaele Sollecito – il 38enne assolto insieme ad Amanda Knox dall’accusa di aver partecipato all’omicidio – è intervenuto oggi, venerdì 2 dicembre, al Collegio arcivescovile di Trento per un «incontro-testimonianza sul senso della pena, della colpa, della giustizia riparativa e soprattutto della ingiusta detenzione e della sovraesposizione mediatica dei casi di cronaca giudiziaria». Il giovane pugliese ha voluto raccontare ai ragazzi del quarto e quinto anno di superiore del ruolo svolto dai media e dall’opinione pubblica nella vicenda dell’omicidio della studentessa inglese, avvenuto nel 2007 e per il quale è stato condannato l’ivoriano Rudy Guede. «Avete mai visto il film Yara? – domanda Sollecito ai ragazzi -. In quella pellicola si vede la folla pronta ad aggredire il pm perché ancora non è riuscito a prendere il colpevole. Anziché ragionare e dire “attenzione, dobbiamo arrivare alla verità”, c’è la comunità che si muove perché ha paura di non riuscire ad arrivare a quella verità». E poi: «Non dovete mai entrare nel tranello di farvi prendere dall’emozione, perché è ingannevole. Anche nel mio caso è stato così: si voleva dare in pasto un colpevole all’opinione pubblica». 


Sollecito, che fu condannato in primo grado nel 2009 e poi definitivamente assolto insieme alla studentessa americana e coinquilina di Meredith, ha sottolineato come la sua vita «sia stata distrutta» da questa vicenda. «Non solo la mia – afferma, citato dal Nuovo Trentino -, ma anche quella dei miei familiari  Con il fango che mi è stato gettato addosso e non mi permetteva di vedere un futuro». E ancora: «Ero uno di voi, anche se voi siete studenti del liceo. E avevo la passione per i manga e gli anime giapponesi che penso molti di voi abbiano». Prima dell’incontro a Trento gli studenti – ha fatto sapere la promotrice dell’evento Spes contra spem – si sono preparati in aula studiando il caso. «L’hanno valutato senza pregiudizi, con una sincerità e con una chiarezza che mi ha sorpreso molto, perché non hanno vissuto quest’evento con il filtro della stampa», ha affermato la professoressa Giuseppina Coali.


Foto copertina: ANSA / ALESSANDRO DI MEO

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