Alex Jones ci riprova: il complottista Usa dichiara bancarotta per non risarcire le vittime della Sandy Hook

La sua società aveva dichiarato fallimento a luglio. Il complottista è stato condannato a pagare oltre un miliardo di dollari alle vittime della sparatoria nella scuola elementare del Connecticut

Alex Jones l’ha rifatto: ha dichiarato bancarotta. Se a luglio a dichiarare fallimento era stata la sua società, madre di uno dei più grandi siti di complottismo americano – Infowars – ora è l’uomo in carne ed ossa a sostenere di non avere un quattrino. O meglio, il più grande complottista statunitense sostiene di avere circa 2 milioni di dollari intestati a suo nome, ma sono spiccioli in confronto al miliardo che un tribunale del Connecticut gli ha ordinato di risarcire alle famiglie delle vittime della sparatoria del 2012 nella scuola elementare di Sandy Hook di Newton (Connecticut), che gli hanno fatto causa nel 2018 per lo stalking e le vessazioni subito in seguito alle falsità diffuse da Jones. Il complottista di estrema destra ha passato anni a sostenere che la sparatoria fosse una messinscena del governo. Per lungo tempo ha sostenuto che i 20 bambini e i sei adulti morti nella sparatoria non fossero morti veramente, e che i paranti in lutto fossero degli attori.


I processi aperti

Ci sono due cause aperte contro Jones, una delle famiglie del Connecticut, e una di un altra famiglia in Texas. Il verdetto della prima è arrivato a ottobre: Jones deve pagare 965 milioni di dollari per risarcire i danni, ai quali se ne sommano altri 473 di pura sanzione. Il tribunale del Texas, invece, lo ha condannato, a luglio, a pagare 45 milioni. Jones ha dichiarato che si appellerà a entrambe le decisioni, riporta Npr. Anche se dichiara di non possedere le cifre necessarie a pagare, Jones continua a fare business con la sua compagnia, la Free Speech Systems, che secondo i giudici avrebbe un patrimonio di 270 milioni di dollari, oltre a incassare milioni di profitti ogni mese. Solo a novembre ha ricevuto 3 milioni di dollari in donazioni.


Continua a leggere su Open

Leggi anche: