Monti lascia la Bocconi, il discorso di von der Leyen, dal gas al trattato di Maastricht: «Italia capofila sul price cap»

Al tributo organizzato per il presidente dell’università in uscita, presenti anche Mattarella, La Russa, ministri ed ex premier

Poche volte, in università, ci sono platee così ricche di personalità di altissimo livello. Esponenti politici, economici e del mondo accademico si sono ritrovati, la mattina del 7 dicembre, all’Università Bocconi di Milano per un tributo a Mario Monti. Il presidente dell’ateneo passa il testimone al suo vice, Andrea Sironi. Alla cerimonia hanno partecipato, tra gli altri, il presidente Sergio Mattarella, Ursula von der Leyen, Ignazio La Russa, Attilio Fontana, Antonio Tajani, Anna Maria Bernini, Romano Prodi, Giuliano Amato, Marco Tronchetti Provera, Pier Ferdinando Casini, Massimo D’Alema e l’elenco è ancora lungo. Tra i discorsi più attesi per il tributo a Monti, c’era quello della presidente della Commissione europea. La quale, dal palco, oltre all’elogio dell’ex presidente del Consiglio del periodo 2011-2013, ha tracciato le prospettive di politica ambientale ed economica dell’Unione europea. Ha esordito parlando di Pnrr: «Il fondo NextGeneration EU da 800 miliardi di euro prevede di dare impulso e modernizzare l’economia europea e con l’Italia forma un connubio perfetto».


Per la presidente della Commissione, l’impatto del Pnrr in Italia «sta iniziando ad essere ben visibile» grazie ai quasi 67 miliardi di euro ricevuti sui 190 previsti per investimenti e riforme. «Oggi l’Italia è più europea e c’è più Italia in Europa, grazie Mario», ha aggiunto, rivolgendosi a Monti. «Ho avuto la grande fortuna di averti come consigliere e amico in questi tre anni alla Commissione europea e ho tratto grande vantaggio dai tuoi suggerimenti come accademico e anche come ex presidente del consiglio italiano. Fin dalla sua fondazione – ha sottolineato von der Leyen – l’Università Bocconi ha avuto l’obiettivo di allevare nuove generazioni di leader europei e tu, Mario, hai rinnovato e realizzato questa vocazione». La presidente della Commissione si è soffermata, poi, sulla crisi energetica scaturita dall’aggressione russa in Ucraina. «L’Italia è uno dei Paesi più colpiti dal ricatto russo sul gas ed è un esempio perfetto – della capacità di – gestire e compensare il taglio che Putin ha fatto alle esportazioni, tramite i gasdotti, dell’80% negli ultimi 8 mesi».


Von der Leyen ha rimarcato che l’Italia è stata abile nel «ridurre le importazioni di gas dal 40% al 10% circa, anche grazie a uno sforzo impressionante per diversificare gli approvvigionamenti». Subito dopo, ha portato delle rassicurazioni sull’approvvigionamento energetico: «Gli stoccaggi europei di gas sono stati riempiti al 96% all’inizio di novembre e questo significa che siamo al sicuro per questo inverno. Parallelamente abbiamo lavorato su una serie di misure per abbattere i prezzi e abbiamo creato un contributo di solidarietà sugli extraprofitti delle compagnie energetiche che genererà quasi 4 miliardi di gettito qui in Italia già nel 2023, per sostenere le famiglie fragili e le imprese». La presidente della Commissione ha anche espresso soddisfazione per il raggiungimento di un accordo sul tetto del gas, riconoscendo all’Italia il ruolo di capofila in questo dibattito tra gli Stati membri.

«Abbiamo proposto un meccanismo di correzione del mercato del gas, il cosiddetto price cap e l’Italia lo ha chiesto fin da subito. Ci consentirà di prevenire i rialzi eccessivi di prezzo, tagliando la manipolazione e la speculazione. Ora – ha aggiunto – gli Stati membri stanno discutendo su come adattarlo a tutta l’Europa». Infine, von der Leyen ha toccato un nervo scoperto per il pubblico italiano, quello relativo al Patto di stabilità e crescita. «Gli obiettivi di Maastricht non cambiano – ha chiarito -, ciò che cambia è il modo con cui raggiungerli. Ci sarà uno schema comune europeo in cui gli Stati membri predisporranno un piano per raggiungere una graduale riduzione del debito pubblico, in cui gli investimenti e le riforme procederanno di pari passo». Così, dice la presidente, «ci sarà più libertà negli investimenti, ma anche maggior controllo sul progresso dei piani una volta che sono stati approvati e una severa applicazione. In questo modo – ha concluso – possiamo superare decenni di dibattiti divisivi sulle nostre regole di governo dell’economia. Una governance al servizio dell’Europa perché è al servizio di tutti i Paesi membri».

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