Il ciclismo piange un altro campione, morto Vittorio Adorni. La figlia di Gimondi: «Salutami papà»

A breve distanza dalla tragica fine di Davide Rebellin e dalla scomparsa di Ercole Baldini, l’ex atleta se ne va a 85 anni

Il ciclismo piange ancora un altro dei suoi grandi protagonisti. L’ex campione Vittorio Adorni è morto oggi, 24 dicembre, a 85 anni. A dare notizia della scomparsa è Norma Gimondi, figlia di Felice, altro indimenticato maestro della bicicletta. «Ciao Vittorio, salutami papà. Sentite condoglianze alla famiglia, vi siamo vicine», ha scritto su Facebook. Nato a San Lazzaro Parmense il 14 novembre 1937, Adorni è stato professionista dal 1961 al 1970, vincitore nel ’65 del Giro d’Italia e, tre anni dopo, campione del mondo di ciclismo a Imola. Una perdita che arriva a breve distanza dalla tragica fine di Davide Rebellin e dalla scomparsa di Ercole Baldini. Adorni ha segnato l’epoca dominata da grandi nomi del ciclismo come Eddy Merckx e lo stesso Felice Gimondi. «A nome di tutto il mondo del ciclismo i sensi del più profondo cordoglio alla famiglia», ha scritto il presidente della Federazione ciclistica italiana (Fci), Cordiano Dagnoni. Il ricordo è per il campione che a soli 24 anni esordì nei professionisti e che conquistò il Giro d’Italia battendo Gimondi e Zilioli. Storica fu la cavalcata di 90 chilometri al mondiale di Imola, quando Adorni tagliò il traguardo con 9’50” su Herman Van Springel e 10’18” su Michele Dancelli, entrando ufficialmente nella storia del ciclismo. Quando nel 1970 mise fine alla sua carriera sportiva, il campione contava 60 successi tra i professionisti. Dopo la sua discesa dalla sella, ricoprì il ruolo di dirigente della squadra Salvarani e della Bianchi. Poi fu la televisione a scoprire il suo talento da commentatore: Sergio Zavoli lo ingaggiò nel Processo alla tappa, dove Adorni mostrò grande capacità comunicativa. «L’uomo della fuga di 90 chilometri a Imola 1968 se n’è andato alla vigilia di un Natale per questo ancora più triste per gli appassionati di ciclismo dopo Davide ed Ercole. Ciao Vittorio», recita il saluto della Federciclismo.


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