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Assalto al Planalto, l’Alto comandante dell’esercito difese i bolsonaristi: «Non arresterete nessuno qui». Il racconto dei testimoni

15 Gennaio 2023 - 20:38 Redazione
epa10396928 Army soldiers work to dismantle the tents of supporters of former President Jair Bolsonaro in a camp in front of the Army Headquarters, in Brasília, Brazil, 09 January 2023. At least 1,200 Bolsonaro supporters were detained in the camp set up in front of the Army headquarters in Brasilia after October presidential elections and from which the attacks on headquarters of the National Congress, and also Supreme Court and the Planalto Palace, seat of the Presidency of the Republic, on 08 January were launched. The followers of former President Jair Bolsonaro, who do not recognize the victory of the progressive leader Luiz Inacio Lula da Silva in the presidential elections, were arrested after being surrounded by the Police and the Army, they peacefully dismantled the camp where they were taking refuge.  EPA/ANDRE BORGES
Il Washington Post ha pubblicato un lungo dossier su quanto accaduto l'8 gennaio, quando migliaia di manifestanti entrarono nei palazzi del potere
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«Non arresterete le persone qui». Così il generale Júlio César de Arruda, Alto comandante dell’esercito brasiliano, si oppose alle richieste del neo ministro della Giustizia Flávio Dino di un intervento tempestivo contro i manifestanti che stavano assaltando i palazzi del potere di Brasilia. A riferirlo al Washington Post, che ha pubblicato una lunga ricostruzione degli eventi dell’8 gennaio scorso, due funzionari presenti al momento dello scambio. Durante le ore concitate dell’attacco alle sedi del presidente, della Corte suprema e del Parlamento, «alti funzionari dell’amministrazione Lula sono arrivati al quartier generale dell’esercito con l’obiettivo di garantire la detenzione degli insorti nel campo, si sono trovati di fronte a carri armati e tre linee di militari» e, stando al racconto dei testimoni raccolto dal quotidiano statunitense, si trattava di un gesto di protezione verso i sostenitori di Bolsonaro, che «ha dato a centinaia di manifestanti il tempo di sfuggire all’arresto». Ma anche il cambiamento del piano di sicurezza a poche ore dall’inizio della protesta, così come «la presenza di un alto ufficiale della polizia militare che aveva detto ai superiori di essere in vacanza» e gli episodi di fraternizzazione tra militari, agenti e bolsonaristi, sarebbero la prova «della presunta collusione tra funzionari militari e di polizia e le migliaia di rivoltosi che hanno invaso le istituzioni». Nei giorni scorsi, anche il presidente Lula non aveva nascosto i propri dubbi circa la gestione della protesta, assicurando di voler indagare sulle responsabilità di quanto accaduto: «Voglio vedere tutti i nastri registrati dall’interno della Corte suprema, c’è stata molta gente connivente tra la polizia militare, tra le forze armate».

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