Alessia Pifferi, la perizia le dà ragione: nessuna traccia di tranquillanti nel biberon della piccola Diana morta di stenti

Lo scorso ottobre, dai test tossicologici era emerso che la bambina poteva aver assunto benzodiazepine

Nessuna traccia di benzodiazepine nel biberon accanto alla bimba di quasi un anno e mezzo morta di stenti dopo essere stata lasciata sola in casa per sei giorni dalla madre Alessia Pifferi. È quanto emerge dalla perizia effettuata con la formula dell’incidente probatorio su richiesta della difesa della donna, composta dagli avvocati Solange Marchignoli e Luca D’Auria, e disposta dal gip di Milano Fabrizio Filice. Il giorno in cui è stato trovato il corpo della piccola Diana, erano stati rinvenuti alcuni oggetti accanto al letto. Tra questi un biberon con del latte e una bottiglietta d’acqua. Dai risultati dei test tossicologici effettuati a ottobre 2022, sia dei capelli che del sangue, era emerso che la bimba avrebbe assunto tranquillanti. Ma con la perizia è uscito fuori che non vi sono tracce di benzodiazepine, salvo dentro una boccetta di En che si trovava in casa. Si potrebbe pertanto ipotizzare anche una contaminazione involontaria, e non una somministrazione diretta, che avrebbe portato poi a rilevare una certa quantità di benzodiazepine nelle analisi medico legali.


Gli avvocati: «Pifferi ha sempre detto la verità»

Un risultato che sembra confermare quanto sostenuto da sempre dall’imputata, attualmente in carcere dal 21 luglio 2022 per omicidio volontario aggravato, che negò di aver somministrato sostanze tranquillanti alla figlia. Ipotesi che era stata, invece, presa in considerazione dagli inquirenti anche perché nessuno dei vicini di casa aveva mai sentito piangere la piccola in quei giorni di abbandono e incuranza. All’inizio delle indagini, la Procura aveva anche contestato la premeditazione tra le aggravanti, poi esclusa dal gip. «L’assenza di benzodiazepine nel biberon e nella bottiglietta di acqua dimostra che Alessia è sempre stata genuina nel suo racconto e, sul piano giuridico, che la premeditazione manca di elementi concreti, posto che sarebbe stato l’avvelenamento della piccola Diana», commentano i legali di Pifferi a seguito della perizia.


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