Così Sanremo 2016 ha “rubato” la scenografia: Rai condannata a pagare 40 mila euro per violazione del copyright

Il tribunale di Genova ha dato ragione all’architetta Chiara Biancheri. È lei l’autrice del fiore sbocciato nell’edizione in cui presentava Carlo Conti

Una sentenza pubblicata oggi sul Corriere della Sera racconta una storia che riguarda il Festival di Sanremo. Il tribunale di Genova nella sezione delle imprese ha condannato la Rai a risarcire 40 mila euro a un’architetta genovese che si chiama Chiara Biancheri. I giudici hanno accertato che è lei l’autrice dell’opera “The Scent of The Night” utilizzata da viale Mazzini per la scenografia del festival nel 2016. E ha condannato la Rai al «risarcimento dei danni cagionati», per la somma complessiva di 40 mila euro a cui bisognerà aggiungere le spese legali (ovvero altri 10.390 euro). Il giudice ha anche condannato la Rai a rimuovere le registrazioni del programma in cui compare la scenografia. Secondo il racconto della causa il fiore che si trova nella scenografia lo ha voluto la Rai per fornire l’effetto scenico dello sboccio senza mettere fiori veri sul palco. Adesso il giudice ha ordinato di cancellare tutte le immagini. L’edizione di Sanremo del 2016 è stata vinta dagli Stadio con “Un giorno mi dirai“. Presentava Carlo Conti insieme a Madalina Ghenea e Virginia Raffaele. A trionfare nella sezione “Nuove proposte” era stato Francesco Gabbani con “Amen“. Chiara Biancheri è una giovane architetta genovese che pubblicava creazioni digitali con il nome d’arte di Lindelokse. In seguito le sue opere sono state acquistate da Mondadori.


Lo scenografo dell’epoca, l’architetto Riccardo Bocchini, era per altro ignaro della violazione di proprietà avvenuta con quel fiore che sbocciava al centro del palco. Era stato lui a chiedere ai tecnici che lavoravano agli allestimenti di inserire «grafiche con fiori che sbocciano al centro della scenografia». Ma non aveva idea di come quelle grafiche fossero state ottenute. Lette le vicende giudiziarie che ne sono seguite per il furto di proprietà intellettuale riconosciuto fino al terzo grado di giudizio oggi l’architetto Bocchini ci tiene a fare sapere di «essere totalmente estraneo alla vicenda».


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