Roma, l’uomo ferito in casa dalla polizia che cercava un ladro: «Prima ha sparato, poi mi ha lasciato andare con il proiettile in corpo»

Tommaso Ascenzi racconta l’intervento dei poliziotti

Tommaso Ascenzi è l’uomo ferito in casa sua a Roma dalla polizia che cercava un ladro. L’audio delle telecamere di casa ha registrato l’intervento dei due agenti. I poliziotti sono entrati in casa di Ascenzi grazie a un vicino che ha aperto la porta con una lastra. E lui oggi a Repubblica Roma racconta come è andata. «La mia è una situazione surreale, un caso isolato. Mi è andata male ma credo fermamente nelle forze dell’ordine, non darò addosso alla polizia perché un suo uomo ha fatto un errore madornale. È stata sicuramente una situazione mal gestita», racconta nel colloquio con Romina Marceca. «Mi sentivo sicuro in casa mia fino a quel giorno e voglio continuare a vivere pensando che non succederà mai più».


L’ingresso in casa

Ascenzi, imprenditore 33enne, racconta com’è andata, premettendo che nel suo palazzo si sente tutto da appartamento ad appartamento: «Mi ero innervosito per un accumulo di stress, come è stato registrato dal sistema di audio sorveglianza della mia casa e consegnato in procura. È successo tutto in dieci minuti. Ho scaraventato una sedia e ho dato un cazzotto a una porta. Insomma, niente di eclatante. Poi sono andato a letto e poco dopo ho sentito il cane abbaiare. Ho compreso che stava succedendo qualcosa di strano. Ho sentito che stavano forzando la porta. Mi sono alzato, avevo addosso il pigiama, e ho visto la polizia in corridoio. Mi sono tranquillizzato».


La seconda disattenzione

Ascenzi smentisce che in quel momento in casa sua fosse buio: «C’era la luce dell’ingresso accesa. Ho fatto due passi, ero tranquillo ma un po’ sotto shock. Da 5-6 metri l’agente mi ha sparato senza dirmi “Alt polizia”. I vicini se hanno sentito rumori hanno fatto bene a chiamare il numero di emergenza ma non si gestisce così la situazione. Avevano mille modi per affrontarmi, non ho aggredito nessuno, non avevo nulla in mano, non ho urlato. Ho sentito il dolore subito ma a caldo non era lacerante». A quel punto gli agenti commettono il secondo errore della serata: «Mi avrebbero dovuto immobilizzare in quel momento, avevo un proiettile in corpo. Invece io ho preso le chiavi e sono sceso giù, ho messo le scarpe, mi sono vestito. Nessuno mi ha trattenuto per mettermi su una barella. Come era giusto fare. Ero pieno di adrenalina, in ambulanza sono svenuto. E per fortuna i danni riportati non si sono aggravati con quella disattenzione».

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