Depistaggio Strage via D’Amelio: accuse prescritte per i 3 poliziotti sulla morte di Paolo Borsellino

Erano accusati di calunnia aggravata dall’aver favorito la mafia. La sentenza della corte d’appello di Caltanissetta

La corte d’appello di Caltanissetta ha dichiarato prescritte le accuse di calunnia aggravata dall’aver favorito la mafia contestata al funzionario di polizia Maio Bo, all’ispettore Fabrizio Mattei e all’agente Michele Ribaudo, finiti sotto processo per il depistaggio della Strage di via D’Amelio, costata la vita al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta. Il verdetto conferma la sentenza di primo grado tranne che per Ribaudo che il tribunale aveva assolto nel merito. Durante la requisitoria il procuratore generale di Caltanissetta, Fabio D’Anna, aveva chiesto 11 anni e 10 mesi di carcere per Mario Bo e 9 anni e 6 mesi ciascuno per Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo. In pratica le stesse pene emerse nel processo di primo grado. Secondo l’accusa i tre agenti, nel gruppo di indagine guidato da Arnaldo La Barbera avevano creato falsi pentiti, inducendoli a mentire, per depistare l’inchiesta sull’attentato. Con Borsellino persero la vita gli agenti Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi e Claudio Traina.


(Veduta dall’alto di via D’Amelio dopo l’attentato il 19 luglio 1992. ANSA / GIOSUE MANIACI)


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