Alex Marangon, il veleno di rana prima dell’ayahuasca: «Ha effetti simili all’Lsd, possibile la paranoia»

La morte dopo la riunione a pagamento da 200 euro con lo sciamano dal Sudamerica. L’esperto e i pericoli della sostanza

Una piccola incisione sulla pelle con veleno di rana amazzonica. Questa potrebbe essere una delle cause dei malori di Alex Marangon, che è scomparso il 30 giugno ed è stato ritrovato morto due giorni dopo su un isolotto del fiume Piave a Ciano del Montello in provincia di Treviso. Prima, aveva partecipato a una festa a base di allucinogeni. Tra cui l’ayahuasca, al centro di riti degli sciamani e che provoca reazioni psichedeliche e allucinogene. Il rituale si è svolto presso l’Abbazia benedettina di Santa Bona a Vidor, sempre in provincia di Treviso. Durante la riunione Alex si è allontanato dalla chiesa sconsacrata, seguito da “Zu”, ovvero Andrea Gorgi Zuin, e la compagna Tatiana “Tati” Marchetto. Sono gli organizzatori della riunione a pagamento (200 euro) per festeggiare il Sol de Putamayo.


Lo sciamano

Per questo avevano invitato uno sciamano direttamente dal Sudamerica. Ma Zuin non ha intenzione di dire «cosa è successo quella sera», come ha risposto ai giornalisti. Anche se secondo gli amici di Alex saprebbe di più. Una delle ipotesi è che Marangon non sia morto affogato. Il procuratore di Treviso Marco Martani dice che non ci sono tracce evidenti di annegamento. Quindi potrebbe essere morto prima di finire nel fiume. Oggi i risultati dell’autopsia. Il pubblico ministero trevigiano Giovanni Valmassoi ha aperto un fascicolo per morte in conseguenza di altri reati. L’ayahuasca, che ha effetti allucinogeni ed è vietata in Italia, potrebbe aver scatenato nel ragazzo una reazione. Marangon soffriva anche di una forte forma di asma.


L’esperto

Al Corriere della Sera intanto il tossicologo Guido Mannaioni dice che «l’ayahuasca è una bevanda realizzata con un mix di piante che vengono macerate e bollite. Contengono principi attivi prettamente allucinogeni e psichedelici». La bevanda «può provocare un’intossicazione acuta. Dipende molto dalla dose assunta e dalle capacità metaboliche dell’individuo». Il professore ordinario di Farmacologia presso l’Università degli Studi di Firenze aggiunge però che «innanzitutto, prima di puntare il dito contro l’ayahuasca, bisognerà accertare se davvero questi principi sono presenti nel corpo della vttima». Gli effetti sono «essenzialmente di tipo psichedelico. I principi attivi presenti, come la dimetiltriptamina, hanno effetti simili all’Lsd. Tendono ad aumentare la neurotrasmissione stimolante del sistema nervoso centrale, possono creare disorientamento spazio-temporale e difficile percezione di una situazione pericolosa. Come potrebbe essere accaduto al ragazzo».

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