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Neil Young e la canzone contro Trump (che neanche vuol citare): l’attacco nel nuovo brano dopo quello contro Elon Musk

29 Agosto 2025 - 21:00 Ugo Milano
Neil Young
Neil Young
L'artista torna alla protesta con «Big Crime», brano contro Donald Trump e i militari nelle strade di Washington. Il cantautore canadese accusa i «fascisti miliardari» e teme di essere bandito dagli Usa al termine del suo tour europeo.

«There’s big crime in Dc at TheWhite House», così canta Neil Young, 79 anni, nel suo ultimo brano, Big Crime presentato a Chicago. Per l’artista americano-canadese c’è sì il crimine a Washington Dc, ma questo è alla Casa Bianca. Un attacco, neanche troppo velato, al presidente degli Stati Uniti Donald Trump e alla sua decisione di schierare i militari dell’esercito nelle strade delle metropoli statunitensi, a partire proprio dalla capitale. Il pezzo, già disponibile su YouTube, si apre con un secco «No more great again», richiamo diretto allo slogan del movimento Maga, e prosegue secco «Non abbiamo bisogno di regole fasciste. Non vogliamo soldati nelle strade». Young conclude infine invitando al boicottaggio economico: «Niente più soldi ai fascisti, i miliardari fascisti». Per tutta la durata del brano, Young non cita mai esplicitamente Trump.

Una lunga tradizione

Non è la prima volta che il cantautore di origini canadesi intreccia temi politici e di attualità nei suoi brani. Dalla storica Ohio, scritta dopo la strage alla Kent State University del 1970, a brani come Southern Man e Alabama, Young ha sempre legato la sua musica alla denuncia sociale. Negli ultimi mesi aveva già pubblicato Let’s Roll Again, un attacco a Elon Musk sulle note di This Land Is Your Land di Woody Guthrie, cantando «Se sei fascista compra una Tesla, se è elettrica non importa»

I timori di essere bandito dagli Usa

Young ha anche espresso preoccupazioni che vanno oltre la musica: teme che le sue critiche possano costargli l’ingresso negli Stati Uniti al termine del tour europeo previsto tra due mesi. «Se parlo male di Trump, rischio di essere bloccato o messo in prigione a dormire su una lastra di cemento con una coperta di alluminio», ha detto in una recente intervista. «Se il fatto che io ritenga Donald Trump il peggior presidente nella storia del nostro Paese potesse impedirmi di tornare, che ne sarebbe della libertà?» si chiede preoccupato il cantante.