«Mio padre non mangia più»: Jair Bolsonaro rischia 40 anni di carcere


L’ex presidente brasiliano Jair Bolsonaro non vuole più mangiare. A raccontarlo è stato suo figlio Carlos, a pochi giorni dalla fine del processo per colpo di Stato in cui l’ex presidente è imputato. «È dimagrito, non vuole mangiare e continua a soffrire di infiniti attacchi di singhiozzo e vomito. Fa molto male vederlo così», ha scritto su X. Il 70enne ex presidente brasiliano dovrebbe conoscere il suo destino nel procedimento giudizio tra il 2 e il 12 settembre. È accusato di aver cospirato per garantirsi «di restare al potere in modio autoritario» nonostante la vittoria dello sfidante Luiz Inacio Lula da Silva alle elezioni del 2022. Rischia fino a 40 anni di carcere.
L’assassinio di Lula
Agli arresti domiciliari da quasi un mese, monitorato e dotato di braccialetto elettronico, Bolsonaro ha intenzione di seguire da casa l’epilogo del processo, che sarà trasmesso in diretta, secondo il suo entourage. Secondo l’accusa il piano includeva l’assassinio di Lula prima del suo insediamento. Così come quello del giudice Moraes. L’interessato nega tutto e denuncia la «persecuzione politica». Affermando di essere stato vittima di brogli elettorali. I suoi attacchi non dimostrati al sistema di voto elettronico lo hanno reso ineleggibile fino al 2030. Interrogato dalla Corte a giugno, Bolsonaro ha semplicemente ammesso di aver cercato un meccanismo costituzionale per impedire a Lula di entrare in carica.
Il carcere
Per il Brasile, uscito da due decenni di dittatura militare nel 1985, l’importanza del processo è notevole. «Questo è un momento storico perché è la prima volta che un ex capo di Stato viene processato per un tentativo di rottura democratica», ha dichiarato all’agenzia France Presse la storica Martina Spohr della Fondazione Getulio Vargas. Ma il caso Bolsonaro è anche al centro di una crisi senza precedenti con gli Stati Uniti. Il presidente Donald Trump ha imposto una sovrattassa punitiva del 50% su una parte delle esportazioni brasiliane dal 6 agosto. Incoraggiata dal deputato Eduardo Bolsonaro, altro figlio dell’ex presidente residente negli Stati Uniti, la sua amministrazione ha anche imposto sanzioni individuali contro funzionari brasiliani, a partire dal giudice Moraes, descritto come un detentore di potere dittatoriale.
La situazione
Ma questo non ha certo giovato alla situazione del leader del fronte conservatore brasiliano. Tutt’altro. Che oggi, dopo un’evasione, ha il monitoraggio elettronico delle caviglie, divieto di utilizzo dei social media e arresti domiciliari. In vista della sentenza la Corte Suprema sarà circondata da una presenza di polizia rafforzata. La sede stessa è un simbolo. L’8 gennaio 2023, il tribunale, insieme al palazzo presidenziale e al Parlamento, è stato preso d’assalto e saccheggiato da migliaia di bolsonaristi che chiedevano l’intervento militare, una settimana dopo l’insediamento di Lula. Che finisca in prigione o meno, Jair Bolsonaro è già, grazie ai suoi arresti domiciliari, il quarto ex presidente ad essere detenuto dal ritorno della democrazia in Brasile 40 anni fa.
Lula in carcere
Lula, 79 anni, è stato incarcerato per 580 giorni nel 2018 e nel 2019 dopo essere stato condannato per corruzione passiva e riciclaggio di denaro. Questa condanna è stata successivamente annullata per un cavillo. Con la sua popolarità rafforzata dagli attacchi di Trump, Bolsonaro intende ricandidarsi alla presidenza nel 2026, spacciandosi per difensore della “sovranità” brasiliana. Il campo bolsonarista, da parte sua, conta su un voto parlamentare per un’amnistia che rimetta il suo leader sulla retta via. Ma gli sforzi in questa direzione sono finora falliti.