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Pupi Avati contro i cortei pro-Pal al Festival di Venezia: «Non cambieranno nulla, Netanyahu se ne frega. A perderci è il cinema»

31 Agosto 2025 - 09:54 Cecilia Dardana
pupi avati
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«Non ho nulla contro, ma sono disincantato sulla possibilità che possa portare un qualsivoglia cambiamento», sostiene il regista

«Ma davvero pensiamo che una marcia a Venezia durante la Mostra del Cinema possa cambiare le cose?». Va dritto al punto Pupi Avati, che in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, commenta la marcia pro-Pal che si è tenuta al Lido di Venezia. Dimostrando grande scetticismo, il regista non crede nell’efficacia di gesti collettivi. «Sono sempre stato un cane sciolto. Per partecipare a manifestazioni collettive bisogna essere persone che hanno una visione delle cose più omologata. Io, in ogni circostanza, ho sempre cercato di avanzare una mia visione, poi non ce l’ho fatta e sono sempre rimasto alternativo, tutta la vita, politicamente e cinematograficamente. Questo è un prezzo che uno paga per la propria indipendenza».

I dubbi sulla manifestazione

Il regista non minimizza la gravità del conflitto in corso, ma dubita che un’iniziativa simbolica possa sortire effetti concreti. «Stiamo vivendo un orrore, ma sono disincantato sul fatto che sia sufficiente fare una marcia a Venezia perché le cose cambino. Non credo proprio che Netanyahu soprassieda rispetto a ciò che sta facendo perché c’è un corteo durante un Festival cinematografico». Un giudizio critico che tocca anche le iniziative volte a escludere alcuni attori dalle kermesse. «Impedire a due attori (il riferimento è a Gal Gadot e Gerald Butler, ndr) di partecipare è un’operazione che non aiuta la costruzione di rapporti di pace».

Il valore simbolico dei cortei

Alla soglia dei suoi 87 anni, Avati non vede nel corteo un reale strumento di pressione politica. «Sono manifestazioni che ricordo ricorrenti, eppure non risolsero mai nulla, non cambiano la storia. Purtroppo la prepotenza dei potenti fa sì che tutto sia deludente, da una parte e dall’altra». E non concede nemmeno all’argomento del valore simbolico. «Ma noi davvero immaginiamo che Trump, Netanyahu o Putin tengano conto di una manifestazione alla Mostra del Cinema di Venezia? A me pare solo che si tolga a Venezia una ulteriore occasione per parlare di film».

Pupi Avati resta scettico

Il regista, dunque, non condanna chi scenderà in piazza, ma resta scettico: «Non ho nulla contro, ma sono disincantato sulla possibilità che possa portare un qualsivoglia cambiamento». Potrebbe almeno servire a far riflettere: «Una marcia a Venezia? Una visione molto ingenua. Andrebbe fatto altro: queste persone andrebbero prese per il bavero e sbattute contro il muro delle loro responsabilità».

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