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Annamaria Bernardini de Pace perde la causa con il suo condominio, la replica della legale

20 Novembre 2025 - 07:28 Alba Romano
annamaria bernardini de pace matrimoni divorzi
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L'avvocata non voleva pagare le sue quote parti di una lite. Ma...

[Questo articolo ha ricevuto una richiesta di rettifica che pubblichiamo integralmente in calce] Annamaria Bernardini de Pace ha perso una causa. Ma non in veste di avvocato. Una sentenza della Corte di Cassazione ha dato torto dopo alla matrimonialista dei vip che lei aveva contestato in tribunale alcune delibere assembleari di un condominio vicino a Porta Venezia a Milano. La storia comincia tra il 26 settembre 2014 e il 9 luglio 2015, quando le assemblee approvano un pagamento da più di 140 mila euro. Una società che aveva sede nello stabile ha chiesto il risarcimento dei danni per il mancato funzionamento dell’impianto di riscaldamento.

Le quote condominiali

Gli altri condomini hanno contestato il mancato pagamento delle spese condominiali, chiedendo il rimborso ai diretti interessati. Alla fine, l’assemblea ha deciso di chiudere il contenzioso riconoscendo all’azienda una cifra di 145.573,20 euro. Bernardini de Pace con la figlia Francesca Giordano hanno impugnato le tre delibere. Sostenendo che il condominio non avrebbe dovuto riconoscere «alla controparte alcun tipo di importo». Visto che «la consulenza tecnica d’ufficio aveva escluso la responsabilità del condominio stesso (attribuendola invece a lavori effettuati da terzi, ndr)».

Il giudice

Sia in primo grado che in appello, i giudici hanno respinto la tesi, pur accertando il vizio di convocazione della prima assemblea e la potenziale annullabilità della seconda delibera. La Cassazione ha confermato il verdetto. Non ravvisando vizi nei precedenti pronunciamenti e ribadito un principio: «In tema di condominio negli edifici, il sindacato dell’autorità giudiziaria sulle delibere assembleari è limitato a un riscontro di legittimità della decisione, non potendosi invece estendere al merito e al controllo della discrezionalità di cui tale organo sovrano è investito».

La rettifica di Bernardini De Pace

Io e mia figlia Francesca Giordano, pur avendo sempre pagato qualsiasi spesa condominiale richiesta, quindi anche la quota del condomino moroso, abbiamo impugnato una delibera condominiale nel lontano 2015 (singolare che la notizia sia data oggi) contestando l’approvazione di un accordo con il quale il Condominio riconosceva il significativo importo di euro 150.000,00 circa a un condomino che non pagava da oltre dieci anni, per compensare i presunti danni da lui sofferti e per i quali, in realtà, il Consulente Tecnico del Tribunale aveva escluso espressamente la responsabilità del Condominio.

Abbiamo, quindi, cercato di affermare, tramite una sentenza che sarebbe stata valida per tutti gli italiani, il giusto principio che anche la minoranza ha il diritto di contestare un accordo della maggioranza perché ritenuto abnorme e ingiusto. Pur se onorato immediatamente.

Sorprende che l’attenzione dei media si concentri sulla mia persona e sulla banale impugnazione di una delibera condominiale di oltre dieci anni fa; ma l’occasione è utile affinché, da cittadina prima ancora che da avvocato, possa stigmatizzare le tempistiche processuali che hanno consentito alla Corte di Cassazione di impiegare quasi sei anni e mezzo per emettere una sentenza e all’intero processo, basato su documenti, di durare quasi 11 anni, solo per affermare un sano principio di diritto.

Annamaria Bernardini de Pace

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