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Novantanove parlamentari non hanno pubblicato i loro redditi 2024 violando la legge sulla trasparenza. Fra loro molti nomi noti, ma il peggio di tutti è il M5s

11 Gennaio 2026 - 19:49 Franco Bechis
renzi piccolotti montaruli
renzi piccolotti montaruli
Dichiarazioni dei redditi e variazione ai patrimoni avrebbero dovuto essere pubblicate entro il 30 novembre scorso. Ma non ci sono quelle di 89 deputati e 10 senatori. Nessuna notizia della diffida che avrebbero dovuto inviare a ognuno i presidenti di Camera e Senato

Novantanove parlamentari su 605 non hanno ancora pubblicato la propria dichiarazione dei redditi e la variazione della propria situazione patrimoniale come impone la legge 441 del 5 luglio 1982. Avrebbero dovuto farlo secondo l’articolo 3 della stessa legge entro il 30 novembre del 2025, e quindi sono fuori dai termini da quasi un mese e mezzo. Una mancanza che hanno avuto soprattutto i deputati: non hanno ottemperato agli obblighi di legge in 89 su 400, il 22,25% degli eletti. Più ligi al dovere invece i senatori, visto che mancano all’appello solo 10 di loro su 205 (anche i senatori a vita sono tenuti a rispettare la legge), quindi solo il 4,87% dei rappresentanti di palazzo Madama.

Matteo Renzi il più noto e il solo leader che tiene ancora nascosti i suoi redditi

Il nome più noto ed atteso di quelli a non avere rispettato fin qui la legge è quello di Matteo Renzi: è uno dei 10 senatori che non ha ancora pubblicato il loro reddito e le eventuali variazioni del patrimonio (immobili, azioni, auto e moto). È il solo leader politico a non averlo fatto, ed era anche quello verso cui c’era più curiosità: grazie alla sua attività privata, da qualche anno Renzi era entrato nella stretta cerchia dei milionari. Il suo reddito ancora non svelato è quello della dichiarazione 2025, relativa però all’anno 2024. Non era ancora entrata in vigore la norma anti-Renzi, che solo dal primo gennaio 2025 gli vieta di incassare più di 100 mila euro per consulenze fatte all’estero. Quindi quella non ancora pubblicata dovrebbe essere una dichiarazione dei redditi milionaria.

Ma nella lista dei reprobi anche altri vip, dalla Piccolotti (Avs) alla Montaruli (FdI)

In Senato oltre a Renzi la lista di chi non ha rispettato i termini di legge comprende anche altri nomi noti, come quello del senatore a vita Renzo Piano, quello del capogruppo della Lega Massimiliano Romeo, del Pd Franco Mirabelli e degli esponenti di Fratelli di Italia Gaetano Nastri e Cinzia Pellegrino. Alla Camera ci sono anche due membri del governo fra i reprobi: sono i sottosegretari Gian Marco Mazzi (FdI) e Matilde Siracusano (Fi). Fra gli altri più conosciuti anche l’ex ministro Vincenzo Amendola (Pd), il capogruppo di Forza Italia Paolo Barelli, l’azzurra Deborah Bergamini, il Pd Gianni Cuperlo, il vicepresidente del M5s Michele Gubitosa, l’ex sottosegretaria Augusta Montaruli (FdI), il Pd Roberto Morassut, la Avs Elisabetta Piccolotti, la Pd Lia Quartapelle, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli (FdI) e il Pd Arturo Scotto.

La forza politica che più ha violato la legge sulla trasparenza è a sorpresa il M5s

La forza politica che meno di tutti ha rispettato la legge sulla trasparenza delle dichiarazioni patrimoniali a sorpresa è il Movimento 5 Stelle: ligio alle prescrizioni normative il suo leader, Giuseppe Conte, ma “fuori” dalla legge il 36,73% dei parlamentari eletti. Ed è certamente una notizia, perché quella forza ha fatto grandi battaglie sulla trasparenza patrimoniale dei politici, salvo essere poi quella che viola di più proprio quelle norme. Al secondo posto delle maglie nere della trasparenza patrimoniale Forza Italia con il 28,84% degli eletti che non hanno presentato la loro dichiarazione dei redditi. Terzo posto per Fratelli d’Italia (23,27%), seguita dal Pd (20%) e dalla Lega (10%), che dei grandi partiti presenti in parlamento è stata la più ligia alla normativa.

La Russa e Fontana dovrebbero mettere in mora i 99, ma fin qui non l’hanno fatto

Che cosa rischiano i ritardatari? Secondo la stessa legge sulla trasparenza «nel caso di inadempienza degli obblighi imposti il Presidente della Camera alla quale l’inadempiente appartiene lo diffida ad adempiere entro il termine di quindici giorni. Senza pregiudizio di sanzioni disciplinari eventualmente previste nell’ambito della potestà regolamentare, nel caso di inosservanza della diffida il Presidente della Camera di appartenenza ne dà notizia all’Assemblea». Né il presidente del Senato, Ignazio La Russa, né il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, hanno comunicato alle assemblee i nomi di quelli che eventualmente avessero diffidato come impone la legge. Non sappiamo quindi se i “reprobi” hanno ricevuto quella lettera dai loro presidenti: certo fin qui comunque non avrebbero ottemperato nemmeno alla diffida. Ci sono state però le vacanze natalizie di mezzo e probabilmente qualcosa di più si potrà sapere nei prossimi giorni. Quando è presumibile che dopo la pubblicazione di questo articolo i 99 facciano una corsa a mettersi in regola…

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