«Ha provato a uccidere la moglie che si prostituiva? Non è femminicidio»

Ha provato a ucciderla con forbici e coltello. Perché lei si prostituiva. E quindi un giudice di Imperia ha deciso di non contestaregli il tentato femminicidio. La storia è quella di un uomo di 65 anni che ha tentato di ammazzare la moglie brasiliana di 44 anni, che per sfuggire alla violenza si getta dal balcone. È successo tutto l‘8 gennaio. Il pubblico ministero aveva contestato l’accusa di tentato femminicidio, con rischio di ergastolo. Ma il Gip Massimiliano Botti l’ha derubricata a tentato omicidio, perché non ci sono le condizioni del femminicidio.
Femminicidio e prostituzione
Il giudice, scrive La Stampa, dice di aver applicato la legge 181 del 2 dicembre 2025. Che prevede l’aggravante del femminicidio quando il fatto è commesso come «atto di odio, o di discriminazione, o di prevaricazione», o come «atto di controllo, o possesso o dominio in quanto donna», o «in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali». L’uomo invece ha scoperto che la moglie si prostituiva. E non ha quindi agito per odio discriminatorio o per volontà di controllo, ma per aver scoperto che la moglie si prostituiva.
L’ordinanza
«Appare dubbio che l’esercizio della prostituzione da parte della vittima costituisca espressione di una libertà individuale, tenuto conto che, in costanza del rapporto matrimoniale, i coniugi sono tenuti ad obblighi di rispetto e fedeltà reciproci», scrive il giudice nell’ordinanza. Nel 1981 in Italia fu abolito il delitto d’onore, che prevedeva una pena limitata (da tre a sette anni) se uno uccideva la moglie, la sorella o la figlia «nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onore suo e della famiglia». Mentre se era la moglie a uccidere il marito era previsto l’ergastolo.
Ti potrebbe interessare
- Aurora Livoli uccisa a Milano, il 57enne fermato confessa il femminicidio e gli abusi: «Non credevo fosse morta, ho vegliato su di lei»
- Omicidio Aurora Livoli, per via di un buco nel casellario giudiziario Valdez risultava incensurato
- Femminicidio di Aurora Livoli, nel passato di Velazco altre aggressioni a donne e un provvedimento di espulsione mai eseguito
E ancora: «L’indagato ha riferito agli operatori della polizia giudiziaria di aver aggredito la moglie poiché aveva scoperto che quest’ultima si prostituiva. Al momento non risulta in alcun modo che la lite da cui è scaturita l’aggressione fosse determinata dall’odio discriminatorio nei confronti della moglie o da un’ossessiva volontà di controllo o dominio».
La decisione
L’uomo, difeso dall’avvocato Alberto Pezzini del foro di Imperia, era stato arrestato giovedì scorso a Ventimiglia con l’accusa di aver tentato di uccidere la moglie. La decisione del giudice ha richiesto tre ore di camera di consiglio. Il pubblico ministero Antonella Politi aveva contestato il femminicidio «quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali».
L’esigenza cautelare
L’esigenza cautelare della detenzione in carcere secondo il giudice sussiste per il pericolo di reiterazione del reato. «Se non sottoposto a cautela potrebbe commettere altri delitti della stessa specie di quello per cui si procede», scrive nell’atto. «Depongono in tal senso sia la ferocia manifestata dall’uomo nei confronti della persona offesa, che l’atteggiamento cinico mantenuto nei confronti di costei appena precipitata dal balcone, testimoniato da tutti i sommari informatori: invece che soccorrere la moglie, l’indagato si è limitato ad appoggiarsi alla ringhiera e fumare una sigaretta, commentando con sarcasmo le domande del 118», conclude. La vittima, in prognosi riservata all’ospedale Santa Corona di Pietra Ligure, ma fuori pericolo di vita, attende di essere sottoposta a intervento chirurgico per le lesioni alla colonna vertebrale.
