La frana di Niscemi continua, nei tunnel scavati per i cedimenti del 1997 strumenti inutilizzati da 20 anni

Mentre la frana a Niscemi, comune siciliano, continua. In fondo ai tunnel che erano stati scavati fino a cinquanta metri di profondità, intorno al centro storico del borgo franato nel 1997, ci sono degli strumenti di monitoraggio dimenticati da 20 anni. Sarebbero, secondo quanto riferisce oggi La Stampa, inclinometri utili ad avvertire se il terreno si muove e di piezometri, dispositivi che monitorano il livello dell’acqua di falda. Tutti strumenti che sarebbero dovuti esser controllati ogni mese, ma dal 2007 a oggi, dopo i primi due anni di controlli a cura della ditta che li installò su incarico del Comune, sono rimasti inutilizzati. «Non ricordo nulla di questo sistema di monitoraggio», ha dichiarato al quotidiano torinese Valeria Spadaro, responsabile dei Lavori pubblici del Comune di Niscemi. Intanto l’evento franoso non è finito. «La linea del fronte continua ad arretrare verso il centro abitato, l’area rossa è destinata a allargarsi», ha detto il ministro della Protezione Civile Nello Musumeci.
Attivati camper medico e supporto psicologico
Da ieri sera, presso l’ospedale Suor Cecilia Basarocco di Niscemi è stata riattivata la rianimazione h24; nella mattinata di domenica sarà nuovamente operativo anche il reparto di medicina interna. Da stamane, infine, sarà a disposizione della popolazione anche un camper con un’unita’ medica e un infermiere, mentre è già stato attivato un servizio di supporto psicologico.
«Per gli sfollati di Niscemi Mussolinia»
Dopo la proposta per una “new town” di Niscemi a Gela, arriva un’altra possibile soluzione: la Mussolinia, borgo tra Caltagirone e il paese Nisseno colpito dalla frana. A pensarci, con un intervento su La Sicilia, è l’ex vice ministro alle Infrastrutture e trasporti del M5s, Giancarlo Cancellieri. «Una riflessione – dichiara – con la speranza di poter contribuire all’individuazione di una soluzione rapida e concreta per i tanti cittadini di Niscemi che in queste ore drammatiche si trovano senza una casa e, soprattutto, senza alcuna certezza per il futuro». Per Cancelleri, «vista la complessità nel realizzare interventi nel brevissimo tempo», si dovrebbe «seriamente valutare l’ipotesi di spostare l’abitato in un luogo più sicuro, capace di accogliere i cittadini in maniera stabile e dignitosa». «Una scelta di questo tipo – ricorda l’ex viceministro – non sarebbe senza precedenti. La storia siciliana ci offre esempi importanti: Grammichele, rifondata dopo il terremoto del 1693 a pochi chilometri dalla distrutta Occhiolà; Noto, trasferita nello stesso anno nell’attuale sito barocco; e, più recentemente, i comuni del Belice ricostruiti ex novo dopo il sisma del 1968». L’antica Mussolinia, oggi borgo di Santo Pietro avrebbe il necessario: appartamenti vuoti e servizi essenziali quali l’ufficio postale, la chiesa e l’acquedotto.
