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Famiglia nel bosco, parla la maestra: «I bimbi sono svegli e portati per la matematica. La madre? Una presenza ingombrante»

05 Febbraio 2026 - 13:23 Cecilia Dardana
lidia camilla vallarolo famiglia nel bosco
lidia camilla vallarolo famiglia nel bosco
Dopo due settimana dall'inizio delle lezioni, Lidia Camilla Vallarolo fa un primo bilancio sul percorso educativo intrapreso dai tre figli dei Trevallion. Ecco cosa ha detto

A due settimane dall’avvio del percorso di scolarizzazione dei tre figli di Nathan Trevallion e Catherine Birmingham, emerge il primo bilancio sull’esperimento educativo dei bimbi della cosiddetta “famiglia nel bosco“. A tracciarlo è Lidia Camilla Vallarolo, l’insegnante scelta dalla tutrice dei minori, che ha raccontato la sua esperienza in un’intervista a la Repubblica.

Le lezioni

Le lezioni, spiega la docente, si svolgono «un’ora e mezza la mattina, per quattro giorni», una durata pensata per non affaticare i bambini. «Più lunghe sarebbero noiose e poco efficaci», racconta. Qualche eccezione c’è stata: «Un paio di volte abbiamo accorciato, erano distratti e svogliati, come capita a tutti i bambini del mondo». Nel complesso, però, «hanno seguito. E dimostrato di essere svegli». L’attenzione principale è rivolta alla figlia maggiore, di otto anni. «Mi sto focalizzando su di lei, è in età da terza elementare. Con lei dobbiamo andare con un buon passo», mentre per i gemelli di sei anni «c’è più tempo davanti per apprendere». Le inclinazioni dei tre bambini sono simili: «Preferiscono la matematica all’alfabeto, e io seguo le loro inclinazioni». Le addizioni sono comprese a livello teorico, ma non ancora applicate: «Capiscono il concetto, ma non lo sanno usare».

Vallarolo invita alla cautela sui tempi di apprendimento: «Nelle classi in cui ho insegnato per 43 anni i primi risultati si vedevano dopo due mesi. Qui abbiamo fatto due settimane di lezione. È davvero presto». Per l’insegnamento utilizza «strumenti manipolativi», come regoli per la matematica e lettere adesive o in legno per l’italiano. Un manuale c’è, «ma servirà più avanti».

Alle lezioni presente anche la madre: «Ingombrante»

Le lezioni si tengono in una stanza luminosa al primo piano della struttura protetta di Vasto, la stessa dove dormono i bambini. Spesso è presente anche la madre, Catherine Birmingham. «A volte traduce dall’inglese all’italiano e viceversa. È utile in questa funzione», spiega l’insegnante. Ma la sua presenza non passa inosservata. «Mi ha parlato della scuola steineriana, ho capito che crede in quella filosofia educativa che lascia i bambini liberi fino a otto anni». Un approccio distante dal suo: «Sono abituata alle lezioni frontali, al metodo classico».

Nessun conflitto aperto, precisa Vallarolo, ma una difficoltà resta: «Nessuno screzio, riesco a gestirla. Certo è ingombrante, come può essere una mamma all’interno di una classe». Quanto al padre, Nathan Trevallion, «l’ho visto due volte». «Voglio restare fuori da questa storia così complicata», aggiunge. L’attenzione mediatica, però, pesa. Molto. «Sono stremata, questa esposizione mi toglie il sonno», confessa a la Repubblica. «Dopo questa conversazione non dormirò tutta la notte: avrò detto qualcosa di sbagliato? È un peso insostenibile. Credo che spegnerò il telefonino e non mi farò più trovare».

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