“Cecchini del weekend” di Sarajevo, parla l’80enne indagato: «Ci andavo per lavoro, si sgonfierà tutto». Chi è Giuseppe Vegnaduzzo

Sarà interrogato domani, lunedì 9 febbraio, a Milano Giuseppe Vegnaduzzo, 80 anni, originario di San Vito al Tagliamento (Pordenone), indagato dalla Procura di Milano per omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti nell’ambito dell’inchiesta nata da un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni sui presunti «cecchini del weekend» a Sarajevo durante l’assedio della città bosniaca. Come è ormai tristemente noto, i «cecchini del weekend» altri non erano che “turisti” disposti a pagare ingenti somme per sparare agli abitanti della città assediata, inclusi donne e bambini. «Mi sento tranquillo. Nella vita ne ho passate tante», ha detto al Messaggero Veneto l’uomo, oggi 80enne, ex autotrasportatore, apparendo sereno e fiducioso. Vegnaduzzo domani sarà a Milano per essere interrogato dal Ros dei carabinieri, sotto la supervisione del procuratore Marcello Viola e del pm Alessandro Gobbis.
«Adesso la gente chiacchiera ma si sgonfierà tutto»
Fermo nelle sue abitudini quotidiane, con il caffè preso di buonora nello stesso bar, Vegnaduzzo ripete: «Non ho paura», spiegando: «Mi sento tranquillo, non sono preoccupato, questa è solo una delle tante vicende, grandi o piccole, che mi son capitate nella vita». L’ottantenne ha confermato di essersi affidato a due avvocati di Pordenone: «Non perché io abbia paura, ma perché parlano con il giusto linguaggio». «Adesso la gente chiacchiera perché la cosa è grossa e tutti evitano di parlarmi direttamente – aggiunge – ma vedrai che tra qualche tempo si sgonfia tutto». Alla domanda se fosse effettivamente andato in Bosnia durante la guerra, Vegnaduzzo risponde: «Per lavoro, non per caccia, anche perché la strada era lunga». Secondo lui, alcune ricostruzioni della vicenda deriverebbero da «esagerate interpretazioni dei suoi racconti al bar».
Roberto Ruzzier: «Ci proposero di sparare ai bimbi»
Dall’altra parte del Friuli, a Trieste, emergono altre testimonianze. Roberto Ruzzier, all’epoca 40enne e oggi 73enne, racconta a Il Piccolo che era entrato in contatto con persone che organizzavano viaggi sulle alture di Sarajevo: «Ci proposero di sparare ai bimbi, ma denunciammo». Ruzzier spiega che i progetti prevedevano una «tariffa ogni tre pallottole» e che lui, componente di un gruppo softair con armi finte, decise di fare denuncia.
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«C’era la possibilità di andare a Sarajevo pagando una certa quota – ricorda – un paio di milioni di lire, ti avrebbero consegnato un fucile di precisione e tre proiettili. Con quella roba si poteva fare quello che si voleva… impossibile, comunque, che nel nostro giro qualcuno di noi avesse i soldi per pagare. Eravamo operai, padri di famiglia, due carabinieri e un paio di militari. Gente responsabile. Come associazione facemmo denuncia e finì lì. Il nostro dovere lo facemmo. Ora a distanza di 30 anni…»
Il sospetto di altri indagati in arrivo
Al momento, l’inchiesta ha coinvolto solo l’ottantenne, senza altri avvisi di garanzia inviati, ma gli investigatori del Ros starebbero già monitorando altre persone, quindi non è escluso che la lista degli indagati possa allungarsi nei prossimi giorni.
