Accusato di stupri su 89 ragazzini, lui confessa anche l’omicidio di madre e zia. Ma servono testimoni: il caso del prof in Francia

Un francese di 79 anni, Jacques Leveugle, è finito in carcere per stupri e aggressioni sessuali aggravate su 89 minorenni, con violenze commesse tra il 1967 e il 2022 in 11 Paesi diversi, tra cui Francia, Germania, Svizzera, Marocco, Filippine, India e Colombia. Questi i casi finora emersi dalle indagini degli inquirenti francesi, che hanno lanciato un appello perché si facciano avanti quanti più testimoni possibile. Per questo il procuratore generale di Grenoble, Etienne Manteaux, ha scelto di rendere pubbliche le generalità dell’uomo, nato nel 1946 ad Annecy: l’obiettivo è consentire ad altre eventuali vittime di farsi avanti prima della sentenza. Le vittime accertate finora avevano un’età compresa tra i 13 e i 17 anni.
La chiavetta USB con l’elenco delle vittime: la scoperta del nipote
L’indagine è partita nel 2022, quando il nipote di Leveugle ha trovato una chiavetta Usb contenente una sorta di inventario dettagliato degli abusi. Gli inquirenti hanno parlato di «15 tomi molto densi» redatti di suo pugno da Levaugle. Il dispositivo è stato consegnato al commissariato di Vizille, nell’Isère. Il comandante della sezione ricerche di Grenoble, Serge Procédès, ha definito il caso «un caso di scuola della serialità» criminale.
Come agiva l’insegnante Leveugle «colto e carismatico»
Secondo la ricostruzione del procuratore Manteaux, Leveugle si è spostato tra i vari Paesi «radicandosi in ciascuno di essi, come sostegno scolastico o insegnante», usando il ruolo per avvicinare i giovani. Descritto come un uomo «colto e carismatico», agiva attraverso la «seduzione intellettuale» e «l’ironia». Davanti agli inquirenti, si è definito «come un greco antico volto alla formazione di giovani efebi».
Leveugle uccise madre e zia per asfissia
Nel corso dell’inchiesta, Leveugle ha ammesso di aver ucciso la madre, malata terminale di cancro, asfissiandola con un cuscino all’inizio degli anni Settanta. La zia 92enne è stata uccisa con la stessa tecnica negli anni Novanta. Ha dichiarato di considerare «legittimi» entrambi gli omicidi, sostenendo che «lui stesso vorrebbe lo stesso trattamento se si dovesse trovare in situazione di fine vita». I due omicidi sono oggetto di un fascicolo separato rispetto al dossier sugli abusi.
L’appello del procuratore alle vittime
Finora circa 150 persone hanno testimoniato dal 2022, ma i magistrati chiedono ad altre vittime di presentarsi al più presto. «Il tempo stringe», ha dichiarato Manteaux, ricordando l’età dell’imputato e il rischio di prescrizione per le violenze commesse prima del 1993. «Se delle vittime vogliono manifestarsi, che lo facciano ora, perché nel 2026 bisognerà chiudere questo fascicolo giudiziario se vogliamo effettivamente condannarlo in tempi ragionevoli». L’ex insegnante, privo di precedenti giudiziari, si trova in detenzione provvisoria dal febbraio 2024.
