Beppe Sala perde in Europa la guerra dei wc di Milano: la Corte di Giustizia Ue boccia la gara con cui aveva assegnato 110 bagni hi-tech

Il sindaco Beppe Sala ha perso la battaglia dei wc di Milano. La Corte di Giustizia europea ha bocciato la sua gara per installare 110 servizi igienici gratuiti di ultima generazione per milanesi e turisti. Il contratto era stato firmato il 5 dicembre 2023 con il raggruppamento di imprese A&C Network srl unipersonale (ora Digital Vox) /Vox Communication. La gara prevedeva 24 anni di manutenzione dei “vespasiani” tecnologici in cambio di 18 anni di utilizzo da parte dei vincitori di 97 impianti pubblicitari. L’assegnazione del bando era stata impugnata però da un altro concorrente, la Urban Vision che dopo due anni di battaglie in ogni grado di giudizio si è vista infine dare ragione.

Nel 2024 il Tar della Lombardia aveva dato ragione a Milano
Nel primo grado di giudizio a gennaio 2024 in realtà il Tar della Lombardia aveva dato ragione a Sala e agli assegnatari della gara. L’ex assessore, Pierfrancesco Maran, aveva commentato felice: «Finalmente potremo offrire ai milanesi e ai turisti che visitano Milano dei nuovi e moderni servizi igienici automatizzati e di ultima generazione». Maran è poi è stato eletto al Parlamento europeo, dimettendosi dalla giunta di Milano. Sala è andato avanti per la sua strada, e il 22 settembre 2025 il comune di Milano ha annunciato l’apertura dei cantieri per i nuovi wc. Secondo il cronoprogramma i primi sarebbero stati realizzati ad ottobre con il bagno pilota installato a Porta Venezia all’interno dei giardini Indro Montanelli.
Il ricorso al Consiglio di Stato e poi alla Corte di Giustizia europea

La sentenza del Tar è stata però appellata da Urban Vision al Consiglio di Stato, che con ordinanza del 25 novembre del 2024 si è rivolto alla Corte di Giustizia europea per sapere se le norme del codice degli appalti utilizzate da Sala per l’assegnazione della gara dei wc fossero compatibili con il diritto Ue. Davanti alla Corte di Giustizia si sono costituiti il comune di Milano, il governo italiano, chi aveva ottenuto l’appalto e l’impresa che aveva presentato ricorso. Con sentenza del 5 febbraio 2026, firmata dal presidente di sezione K. Jurimae è stata stabilita l’incompatibilità con il diritto europeo delle norme utilizzate da Sala, bloccando quindi i cantieri per l’installazione dei nuovi wc tecnologici.
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L’impatto della sentenza su altri piani di project financing in Italia

La decisione della Corte di Giustizia è molto tecnica, ma ha conseguenze più larghe, che non si limitano all’appalto di Sala per i wc. I giudici europei hanno ritenuto infatti illegittimo il diritto di prelazione del promotore di un bando di gara: è un sistema utilizzato in gran parte delle opere in project financing.
Nel caso milanese è stato infatti il raggruppamento di imprese poi assegnatarie a proporre al comune di Sala la fornitura dei wc e la loro manutenzione in cambio dello sfruttamento pluriennale degli impianti pubblicitari. La proposta è stata messa a gara con un bando. L’offerta economicamente migliore è però risultata quella di Urban Vision.
Il comune di Milano ha informato il raggruppamento di imprese (il promotore) che aveva proposto quello scambio wc-pubblicità, concedendo loro il diritto di prelazione e quindi l’assegnazione dell’appalto se avessero parificato l’offerta economica di Urban Vision. L’offerta è stata parificata e l’appalto assegnato al raggruppamento di imprese. La Corte di giustizia ha però bocciato la norma che concedeva quel diritto di prelazione, perché limitativa della concorrenza. Così Sala ha perso la guerra dei wc.
I 110 wc di Milano per 2 anni hanno occupato la giustizia in Italia e nella Ue
Il piano di Sala per i wc deve così ripartire da capo. Il progetto prevedeva di sostituire 49 bagni già installati con i wc tecnologici di nuova generazione. Altri 21 wc erano destinati invece all’installazione in nuovi siti già individuati dal Comune. Infine, 40 cabine tecnologiche per i propri bisogni sarebbero state installate ex novo in siti non ancora individuati, ma da concordare di volta in volta con l’amministrazione di Sala. Per due anni così la giustizia amministrativa italiana e quella dell’Unione europea sono state concentrate sulla «guerra dei wc» di Milano.
