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La Russia limita Telegram. Durov: «Censura politica»

10 Febbraio 2026 - 22:19 David Puente
Secondo il proprietario di Telegram, l'obiettivo del Cremlino è «costringere i cittadini a usare un'app statale costruita per la sorveglianza»

Telegram ha smesso di funzionare correttamente in molte zone della Federazione russa. Foto e video che non si scaricano, messaggi in ritardo, connessioni che saltano. Da qualche giorno, i reclami si moltiplicano sulle piattaforme di monitoraggio dei disservizi, un numero anomalo per una delle app più usate in Russia. In realtà, non è la prima volta, ma l’attuale situazione è talmente drastica che ad intervenire è stato il proprietario di Telegram, Pavel Durov.

Il grafico delle segnalazioni dal sito сбой.рф

La reazione di Durov e il paragone con l’Iran

La reazione di Durov arriva intorno alle 20 del 10 febbraio 2026, quando il fondatore di Telegram pubblica due post su X che confermano la lettura politica delle restrizioni. «La Russia sta limitando l’accesso a Telegram per costringere i cittadini a usare un’app statale costruita per la sorveglianza e la censura politica», scrive nel primo post, aggiungendo che si tratta di una mossa autoritaria che «non cambierà il corso di Telegram, che difende liberta e privacy, qualunque sia la pressione».

Nel secondo post propone un paragone con l’Iran: «Otto anni fa l’Iran ha tentato la stessa strategia e ha fallito. Ha vietato Telegram con pretesti inventati per imporre un’alternativa statale. Nonostante il divieto, la maggior parte degli iraniani continua a usare Telegram aggirando la censura. La liberta prevale».

La decisione dell’ente russo e le motivazioni

A intervenire è stata Roskomnadzor, l’ente russo per le comunicazioni, che ha ammesso di aver avviato delle “limitazioni al funzionamento” di Telegram. Una formula già utilizzata in passato e che, nei fatti, coincide con il rallentamento intenzionale del traffico fino a rendere il servizio difficilmente utilizzabile. Secondo le autorità russe, Telegram sarebbe uno strumento sfruttato per frodi, estorsioni e per il reclutamento di cittadini in attività di sabotaggio.

Il post del canale Telegram pro Cremlino e pro invasione Readovka

Le restrizioni arrivano inoltre dopo precedenti interventi mirati. Nell’agosto 2025, Roskomnadzor aveva già limitato le chiamate su Telegram e WhatsApp, ufficialmente per contrastare criminalità e terrorismo.

L’alternativa statale Max

Un blocco totale di Telegram rappresenterebbe comunque un problema anche per il sistema mediatico russo. Molti canali di informazione allineati al Cremlino, compresi quelli di grandi agenzie e televisioni statali, dipendono fortemente dalla piattaforma, dove hanno accumulato milioni di iscritti. C’è da dire che da anni il Cremlino lavora al progetto di una cosiddetta “internet sovrana”, pensata per ridurre la dipendenza da piattaforme occidentali e rafforzare il controllo statale sulle comunicazioni online.

Il contesto diventa più chiaro guardando l’effettiva crescita di Max, il servizio di messaggistica promosso direttamente dal Cremlino. Secondo Reporter Senza Frontiere, Max sta rapidamente diventando una delle app più utilizzate in Russia e nei territori ucraini occupati. L’app e accessibile solo con numeri di telefono russi o bielorussi, raccoglie il 100% dei dati degli utenti e blocca le comunicazioni con l’Ucraina libera, funzionando anche come veicolo di propaganda.

Sostenuta politicamente da Vladimir Putin, Max è obbligatoria e preinstallata su tutti i telefoni venduti in Russia e nei territori occupati dal 1° settembre 2025. A novembre dello stesso anno avrebbe gia raggiunto quasi 50 milioni di utenti, secondo fonti pro-Cremlino.

«La strategia del Cremlino e chiara: fare di Max la spina dorsale della vita digitale», spiegano Vincent Berthier e Pauline Maufrais di RSF, denunciando il rischio di isolamento informativo e sorveglianza di massa, soprattutto nei territori ucraini occupati.