Il cuore per il trapianto “bruciato”, sei sanitari indagati a Napoli. Come sta il bambino e l’attesa di «un miracolo entro 48 ore»

La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei persone tra medici e paramedici, coinvolte nel trapianto di cuore eseguito su un bambino di due anni e quattro mesi all’ospedale Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre. Si tratta dei componenti delle équipe che hanno effettuato l’espianto dell’organo a Bolzano e il trapianto a Napoli. Il reato ipotizzato per tutti è lesioni colpose. Non tutti i sanitari sospesi dalla direzione del Monaldi figurano tra gli indagati. Un ulteriore filone d’indagine riguarda la chiusura del reparto. Non ci sono indagati tra i medici di Bolzano, come invece era emerso in un primo momento.
Cosa è successo al cuore trapiantato
Il trapianto non è andato a buon fine a causa di un errore nella conservazione dell’organo durante il trasferimento da Bolzano a Napoli. Il cuore, donato da un bambino di Bolzano, è stato refrigerato con ghiaccio secco anziché con ghiaccio normale, un trattamento che ha di fatto reso inutilizzabile l’organo. Il piccolo paziente è ora in attesa di un nuovo cuore compatibile.
Come sta il bambino e quanto può resistere
Le condizioni del bambino, che nelle ultime ore è stato messo in coma, continuano a preoccupare. Francesco Petruzzi, legale della famiglia, ha dichiarato all’Ansa che il piccolo «presenta un peggioramento ai valori del fegato», sulla base delle informazioni ricevute dal responsabile della terapia intensiva. L’avvocato si trovava all’esterno dell’ospedale Monaldi insieme alla madre del bambino, Patrizia, in attesa di aggiornamenti.
Al Corriere, la donna ha confermato che il figlio è stato inserito di nuovo nella lista europea dei trapianti pediatrici. Una speranza ancora c’è, per quanto le possibilità siano molto basse: «Attendiamo un miracolo», dice la madre del bambino al Corriere del Mezzogiorno. «Se non arriva un nuovo cuoricino entro 48 ore, potrebbe non farcela»
